Di Alessandro Malaspina, pittore e già docente all’Istituto d’Arte di Fermo, parlammo anni fa. Su di lui
torniamo per alcune opere realizzate e poste nel Santuario della Madonna della Misericordia di Fermo.
L’ultima è di poche settimane fa. È stata collocata in una nicchia della navata destra, accanto all’altare.
Ritrae la Madonna giovinetta tra i suoi genitori: sant’Anna e san Gioacchino. È un dipinto atipico:
Maria legge un libro porto da suo padre e indica una frase (chissà quale). Gioacchino, che solitamente
viene raffigurato in disparte, quasi sonnecchiante, stavolta è ben sveglio ed attivo. È lui, dal profilo
ebraico, a porgere il volume, come a trasmettere un insegnamento. Sant’Anna, quasi una matrona romana grave, giusta e serena guarda la scena. C’è luce ma non c’è paesaggio. Scelta voluta dall’artista. Il quadro è un omaggio alla famiglia.
Di fronte, sull’altra navata, quasi a dare continuità alla storia di Maria, ci sono san Giuseppe e il giovane
Gesù. Giuseppe è alto e bello, nel pieno del suo vigore, contrariamente ai canoni tradizionali che lo
hanno quasi sempre raffigurato vecchio. In mano ha il nardo fiorito simbolo di gemmazione. In questo
caso, il paesaggio è rappresentato da una strada lastricata, da colline dolci e da una luce che scende
dall’alto, dal triangolo di Dio.
Malaspina spiega il suo impegno che, ormai da dieci anni ha virato verso il campo dell’arte sacra.
L’avverte quasi come una vocazione, una sorta di spinta interiore.
Continuiamo il giro all’interno del Santuario che accoglie altre sue opere. Siamo in una chiesa agostiniana.
Non mancano sant’Agostino e sua madre santa Monica. A legarli alla Madonna è una cinta. Esiste una
leggenda cui Malaspina s’è ispirato. Racconta che la Vergine Maria desiderosa di aiutare santa Monica,
le apparve in sogno con un abito dimesso e una cintura di cuoio ai fianchi, e gliela donò chiedendole di
portarla sempre come segno di protezione e legame con Dio. L’arte dunque racconta.
Chiudiamo con il ritratto, sempre del Malaspina, della venerabile Renata Carboni, originaria di
Montefalcone Appennino, morta giovanissima e la cui tomba si trova proprio nel Santuario fermano.
Prima di lasciarci, il pittore mi ricorda il suo quadro su padre Kolbe, oggi nella chiesa di Sant’Antonio a
Fermo. Lo realizzò per conto del gruppo della Milizia dell’Immacolata.