Scrivere di un amico è semplice. Ma anche difficile. Lando Siliquini è un personaggio. Ha coperto diversi ruoli importanti: sindaco di Montefortino (la sua patria), medico specialista in Igiene e Medicina preventiva, membro dell’Esecutivo dell’Ente Parco Nazionale, Consigliere provinciale, Presidente dell’Autorità di ATO 5.
Insieme, nel 2012, abbiamo costituito il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea: 12 anni di peregrinazioni, contaminazioni, dibattiti, convegni, eventi di ogni tipo per far riconoscere l’origine della dieta mediterranea di questa terra di marca. Molte volte abbiamo “predicato” nel deserto. Negli ultimi tempi la “predicazione” ha fatto discepoli, interessati e meno. Ma non è questo di cui vogliamo scrivere.
C’è un Lando Siliquini diverso. Un uomo che canta la sua terra, le sue montagne, i suoi miti e le sue leggende. Un uomo appassionato alle sue radici. Perché – vi direbbe lui – senza radici una pianta non cresce; un albero non si alimenta; la vita non andrebbe lontana.
Allora, Lando Siliquini è diventato anche scrittore. Non voglio solo dire di colui che ha pubblicato testi base sulla Dieta mediterranea. Ma intendo lo scrittore che s’è interessato della Lingua di Marca-La ricerca e l’orgoglio delle radici. «Una lettura d’insieme della mitologia, – è stato detto – dell’antropologia e dei fenomeni linguistici…», dalle tavole di Gubbio in avanti.
Lo scrittore, che oggi abita in Amandola, scorge ogni giorno i Monti Azzurri, ed è attratto dalle storie che vi sono racchiuse. Ed è così che nascono, e sono nati, altri testi: “Così parlò la Sibilla Appenninica”, e poi “La Dama delle acque”, “Sibylla italica” in lingua inglese, “Terra Mater”, etc. etc.
Al nostro non manca certo la vena poetica che a volte rimbalza dalle pagine di facebook. Sono poesie brevi che hanno spesso un sottofondo di nostalgia per le bellezze incontrate: luoghi, ambienti, panorami.
Siliquini è un forte sostenitore dell’importanza del dialetto che considera una lingua vera e propria.
Ne dà testimonianza ne “Il dialetto Fermano Maceratese”. Reputa importante «avviare un dibattito allargato per la salvaguardia e la valorizzazione del nostro dialetto, nella consapevolezza che in tale percorso il contributo di chi vive la quotidianità del territorio non è meno utile del lavoro degli studiosi».
Da sindaco, fece di Montefortino un punto significativo di attrazione culturale con il passaggio di personaggi di altissimo prestigio. La sua opera continua oggi in altro modo.