La Regione Marche apre alle De.Co. Riconoscimento indiretto al lavoro del Club di Papillon, Associazione Cuochi, Laboratorio Dieta mediterranea

Meglio tardi che mai! È di queste ore l’approvazione a maggioranza da parte del Consiglio regionale delle Marche della proposta di legge per la valorizzazione delle Denominazioni Comunali e l’istituzione del Registro regionale dei Comuni con prodotti De.Co. Firmatari sono stati i consiglieri Giacomo Rossi (Civici Marche), Carlo Ciccioli (FdI), Jessica Marcozzi e Gianluca Pasqui (FI), Renzo Marinelli (Lega), Dino Latini (Udc Popolari Marche – Listeciviche). Fin qui la cronaca.

Luigi Veronelli
Luigi Veronelli

La storia e i protagonisti vengono invece da lontano. E hanno visto il sud Marche, specie il Fermano, particolarmente attivo. Vi proponiamo allora un cammino alla scoperta di alcune De.Co.: le più conosciute.

Paolo Massobrio

Partiamo da Falerone che già da anni ha approvato la Denominazione Comunale per Lu serpe, dolce tipico natalizio tratto dalle ricette delle monache Clarisse. L’allora sindaco Massimo Bertuzzi ne capì al volo l’importanza e fece il pimo riconoscimento. Ci spostiamo ora a Montegiorgio, dove la De.Co. ha consacrato Li caciunitti, leccorniesempre presenti nelle diverse feste di paese. Il sindaco Armando Benedetti non ebbe remore ad approvare.

Sandro Pazzaglia
Sandro Pazzaglia

Raggiungiamo Lapedona dove da anni la De.Co. è stata collegata al vino cotto, grazie al primo cittadino Mauro Pieroni. A Sant’Elpidio a Mare, la Denominazione valorizza gli asparagi e la loro coltura. La spinta venne da Fabiano Alessandrini. Porto San Giorgio può vantarsi della De.Co. per il tipico brodetto del luogo accolta dal sindaco Nicola Loira.

Ma chi è all’origine delle Denominazioni nella nostra area? Sicuramente il Club di Papillon guidato da Pio Mattioli che ne fece una proposta forte negli anni 2005-2006. Proposta che veniva da più lontano. Addirittura da Luigi Veronelli, gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico. L’idea di Veronelli cadeva però in un momento di disattenzioni culturali e politiche. I suoi inviti più tardi vennero ereditati da Paolo Massobrio, giornalista e presidente, appunto, del Club di Papillon. E da qui la diffusione anche nel Fermano. La battaglia per le De.Co. come «carta di identità dei territori» è stata subito sposata dall’Associazione Cuochi della Provincia di Fermo, a quel tempo capitanata dallo chef Sandro Pazzaglia e portata avanti dalla rivista Il Gusto… della vita.

La rivista Il Gusto…della Vita

Nel 2006, il sindaco di Fermo Di Ruscio organizzò un convegno proprio sulle Denominazioni Comunali e la loro importanza a difesa e valorizzazione dei prodotti tipici locali. Vennero chianati a raccolta i sindaci dell’area fermana. Anche il Festival Tipicità ebbe un occhio di riguardo per questa proposta identificativa. Negli ultimi anni è toccato al Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea prenderne il testimone con una intensa campagna di promozione. Una De.Co. è stata proposta al comune di Fermo: quella sulla porchetta. Un cibo che ha una storia lunghissima nell’area fermana: già nel 1182 d.C. Veniva offerta ai Consoli che recavano a Fermo il Palio in occasione della Cavalcata dell’Assunta.