La Dieta e le feste. Il cibo e la tradizione. Il ben essere della terra di marca

Agganciarsi alle stagioni, riscoprire i cicli della natura, “santificare le feste” anche nel cibo. È uno stile, è un un modo d’essere, è una modalità che aiuta la vita e la salute. È la Dieta mediterranea.

Quando l’èquipe del prof. Ancel Keys e del suo collega Flaminio Fidanza arrivarono a Montegiorgio e nelle terre d’intorno, tra le diverse domande che posero a famiglie e uomini tenuti sotto osservazione per lo Studio delle Sette nazioni (Seven Countries Study), ci fu quella riguardo alle feste e al trovarsi a tavola insieme. La ritualità e la ciclicità anche inconsapevolmente atterravano sulle mense. Il cibo si legava ai mesi, alle ricorrenze. Un filo rosso che stringeva generazioni su generazioni.

Nello standard di oggi, che si chiama omologazione, s’è rischiato che molta tradizione venisse meno. E quando scriviamo “tradizione” non intendiamo qualcosa di passatismo, di museale, di ammuffito. Afferriamo e proponiamo invece la possibilità di un suo dinamismo.

Entriamo nel periodo di un mese particolare, allora. Domani sarà il primo di novembre: festa di tutti i Santi (Ognissanti). Quindi, il giorno successivo commemoreremo i nostri defunti. Un legame, ripetiamo.

E il cibo? Beh, vediamo. Pensate un attimo alle fave dei morti. Sono biscottinialle mandorle che profumano di limone, e che, proprio per la forma, possono ricordare le fave che conosciamo.

Vengono realizzate con albume d’uovo, aggiunta di pinoli e, ovviamente, zucchero.

Le si mangiano dopo il pasto. Le si portano come dono alle famiglie amiche e ai parenti che si visitano prima di recarsi al cimitero. Lo si faceva e lo si fa ancora.

A Montegiorgio, il monastero delle Clarisse, già rocca dei Brunforte, oggi è vuoto e in futuro restauro. Di questi giorni, le monache sfornavano, anche i funghetti di zucchero e di anice. Una goduria specie per i bambini. Non se ne trovano quasi più.

Sempre loro, le discepole di santa Chiara, preparavano per queste giornate gli “ossi dei morti” con “dentro tanto zucchero – si legge nelle loro carte ottocentesche ricordate da Tommaso Lucchetti – tante mandorle, cannella oncie 1 ogni libbra, limoni 2, rossi d’uova quelli che riceve, bianco per fuora”.

Guardiamo, fuori dalle finestre, i nostri bei campi. Non mancano i primi globi natalizi. Non sono gli addobbi artificiali già presenti sul mercato. Sono d’altro genere. Sono il dono della natura. Sono i cachi, considerati un tempo il frutto degli dei. Coglieteli subito, è l’invito di Guglielmina Rogante, perché la loro “bellezza è la brevità”.

cachi

In certi magazzeni – non osi il correttore scrivere magazzini! – le mele vengono distese sulla paglia. Si conserveranno a lungo e a lungo profumeranno tutti gli ambienti. Non capita al supermercato. Intanto le olive sono state raccolte e, con Giosuè Carducci,

“per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar”.

cantina

È tutta Dieta, Un’altra dieta, che ci sembra più giusta.