Gemellaggi

Turisti non per caso.

Turisti da raggiungere, invitare, convincere, coccolare. Ogni modalità è utile, purché intelligente e adatta allo scopo. 

Vittorio Sgarbi lanciò una invettiva contro quegli «amministratori idioti» che non allestiscono più mostre. Non capiscono che le mostre portano soldi e turisti, molto più dei musei, che sono «luoghi della morte» disse così. 

Non è il caso di Fermo (come anche di altri comuni viciniori), che le mostre le allestisce e anche di successo.

Allarghiamo ora il discorso. Esiste il problema dell’iperturismo che invade le città grandi. La soluzione potrebbe essere il deviare turisti verso i centri minori. Purché questi si facciano conoscere nel senso che siano loro a fare il primo passo verso i viaggiatori/visitatore. 

Farsi conoscere ma anche conoscere le proprie ricchezze, i propri beni culturali. C’è poi il bisogno di agganciare i gusti e i flussi.

Tempo fa lanciammo una proposta. Ci riproviamo. Scrivemmo: Perché non i gemellaggi culturali?

Qualche esempio aiuta la comprensione. Partiamo da Fermo.

Vincenzo Matteucci, soprannominato “Saporoso” perché persona affabilissima, era fermano. Una Torre ricorda la sua famiglia. In quella torre rinchiuse la stupenda principessa Cameria, figlia di Solimano II, sposa di un generale del Gran Sultano.

Saporoso fu anche capitano di ventura e attento all’architettura militare. Fortificò Ragusa, la Dubrovnik attuale, nella “nostra” Dalmazia, in Croazia (del sud) per la nuova geografia. Perché Fermo non chiama Dubrovnik e stabilisce un contatto a partire da quei fatti?

Nel Museo diocesano, che mons. Germano Liberati voleva con opere continuamente avvicendate, spicca la Casula di Thomas Becket. Forse l’oggetto più prezioso dei tanti preziosi che vi si conservano. Fu lavorata finemente dai Mori di Spagna. La indossò l’arcivescovo di Canterbury, Thomas, colui che venne ucciso dai sicari di re Enrico II. 

Ne scrisse T.S. Eliot in Assassino nella Cattedrale.

Dopo l’uccisione, la madre di Thomas donò la Casula al vescovo di Fermo Presbitero, che era stato compagno di studi di suo figlio a Bologna.

Fermo chiami Canterbury. L’assessore di qui chiami l’assessore di là. C’è un legame forte che vincola le due terre. Perché non gestirlo? 

A Kilkenny, in Irlanda, ci sono edifici pubblici, privati ed anche vie, intitolati al cardinal Rinuccini.

Rinuccini era fermano, e venne spedito dal Papa nel 1600 per sostenere gli irlandesi nella guerra con l’Inghilterra. Non è poco…

Ancora un legame: Fermo solleciti Kilkenny.

Che dire poi del rapporto Fermo-Cremona, e Fermo-Cotignola? Da noi venne Bianca Maria Visconti moglie di Francesco Sforza. A Fermo diede alla luce Galeazzo Maria Sforza, futuro quinto duca di Milano. 

Il maggiore venturiero del 1400, Francesco era nato a Cotignola. Dice niente?

Andiamo oltre.

A Massa Fermana, nella zona prossima al cimitero sorge un convento che fu eretto dopo il passaggio di san Francesco. Vi risedettero per qualche tempo san Bernardino da Siena e san Giacomo della Marca di Monteprandone. 

Due santi ma anche due economisti, tra virgolette. Furono loro a pensare e costruire i Monti di Pietà. E quanti ne furono allestiti!

Porto San Giorgio ha vie che ricordano Venezia, qui approdavano le navi che avrebbero preso a bordo i podestà fermani divenuti doge della Serenissima (accadde tre volte nel Medio Evo).

Ancora legami. Ancora possibilità di gemellaggi.

La zona dei Sibillini ha la grotta della Sibilla come emblema e richiamo. Nel suo Tannhauser Wagner s’ispirò a quell’antro. Wagner era nato a Lipsia.

Se alziamo lo sguardo dai cellulari, vediamo un mondo da mettere in rete.

Perché non usare anche questa strategia?