Croce Verde

Si può diventare cittadini consapevoli in diversi modi. Quello più efficace è far volontariato. Il concetto
che sottende è quello del dare o, per dirla in altro modo, quello del dono. Darsi e donare agli altri. Dove
poi, a ricevere di più sono coloro che danno. Perché l’azione verso il prossimo soddisfa sicuramente chi la
riceve ma, soprattutto, chi la compie.
Senza astrazioni, ma con molta concretezza è quanto avvertono e sperimentano i 280 soci operativi (i
sostenitori sono oltre mille) della Croce Verde di Fermo.
La sede è conosciuta: ampia, bella, accogliente. Risale al 2008.
Alla porta di vetro dell’ingresso, in questi giorni sono appesi due fiocchi rosa. Bambine di volontari
accolte dalla “famiglia” dei volontari.
Fuori, nello spazio di destra, scorgiamo le ambulanze (12) e poi le altre macchine tra cui i furgoni per i
disabili. All’interno è un brulichio di personale. Tutti in divisi e tutti pronti a scattare al primo allarme: c’è
di mezzo la salute della gente, ma ci sono di mezzo anche altre esigenze,
Nata nel 1982, la Croce Verde di Fermo ha iniziato solo con gli interventi delle ambulanze, lato sanitario,
poi si è passati anche all’ambito sociale.
Con il mutare dei tempi, con i problemi delle famiglie sempre più impegnate, con la longevità che cresce,
con altre necessità sempre emergenti, il sociale è diventato preponderante.
Nel 2024 i trasporti sono stati complessivamente 27 mila. La maggior parte, appunto, riguardante la sfera
sociale.
Le richieste sono oggi le più disparate, dalle più piccole a quelle maggiori. Me le elenca il presidente
Emanuele Del Moro nella Croce da 31 anni. Vanno dalla richiesta di essere trasportati ad una visita
specialistica fuori città a quella d’essere accompagnati dalla parrucchiera o a ritirare la pensione. Per cui,
non si è più autisti o semplici accompagnatori, ma amici di famiglia. Uno dei casi ultimi è stato il
condurre una anziana al matrimonio di una nipote, con invito a pranzo anche per il milite.
«Ci sono volontari – spiega Del Moro – che continuano per anni a fare lo stesso servizio, come quello del
trasporto dei ragazzi disabili». Segno di un attaccamento che va oltre ogni prontuario.
C’è necessità di altri volontari? «Se ci fossero amplieremmo i nostri servizi. Capita comunque che più
volontari abbiamo e più la domanda cresce».
C’è un fatto che il presidente tende a rimarcare: «La nostra è una specie di scuola di civismo. S’impara un
diverso modo di stare al mondo». Si ha cari gli altri, come quella vecchia che stringe la mano del
volontario mente la portano in ospedale, come l’altra che cerca un contatto fisico che altrove non trova.
L’organigramma, oltre al presidente, presenta un vice: Fabrizio Ciccola, che s’occupa di formazione e
servizi; Francesca Spinelli, economa e responsabile dei volontari; Mauro Fedeli, che pensa ai mezzi;
Paolo Mora, che gestisce i soci; Leonardo Rogante responsabile della comunicazione e addetto alla
Protezione civile; Samuele Lamponi ,che si dedica alla sede; Gianluca Petrini, che è d’aiuto a tutti; e
Giulia Fenni, segretaria del Consiglio.
Un mondo. Che è un bel mondo. Dove s’impara altro.