Chiese senza tetto

Chi non conosce San Galgano, quell’abbazia cistercense che non ha tetto, sita nella piana senese e a
pochissima distanza dal piccolo monastero dov’è conservata la spada nella roccia? Nessuno, credo. È nota, è notissima. E stata il luogo preferito di film famosi, come Nostalgia (Nostàlghia per i russi). Lo girò
Andrei Tarkovskij. Me ne parlò un giorno nella Sala stampa del Meeting di Rimini: anni ’80. Si accalorò
nel descrivermela. Lo fece in francese: era un regista non allineato al regime sovietico. Aveva trovato casa
in Francia e amava l’Italia.


Questa premessa è per dire che anche da noi, nella nostra Terra di Marca, abbiamo alcune piccole San
Galgano. Ne scrissi già 12 anni fa. Ci torno sopra perché possono essere un’offerta intelligente al turismo
che troppe volte riceve offerte poco intelligenti.


Dunque, le nostre San Galgano sono piccole, la più parte. Non più officiate da decenni. Senza fedeli che
le frequentino, senza più canti che le animino, senza feste popolari (spesso) che chiamino a raccolta il
popolo.


Appaiono solitarie. Sono malinconiche. Appartengono ad un altro mondo, un altro modo di essere.
Sono suggestive, però. Pensate a quella di Rapagnano, a pochi metri dalle scuole e dall’area sportiva. Fu
dedicata a san Tiburzio. Si chiama san Tiburzio. Si trova su un appena percepibile rialzo di terra.
Le mura si salvano. La copertura no. L’ingresso è sbarrato. Il fascino aumenta. Un tempo, mi
raccontavano i vecchi residenti, era un luogo di fiere. La chiesa e le terre intorno appartenevano alla
Cappellania di san Michele Arcangelo, a Fermo, quella bellissima che confina con il Palazzo Vinci
Gigliucci, quella in cui, caso quasi unico in Italia, rendeva i fedeli protagonisti per due terzi della scelta
del priore, del sottopriore, dei quattro canonici, degli altrettanti prebendati e dei due chierici di coro.
Qualche chilometro più in là di Rapagnano, sulla strada che conduce a Montegiorgio, s’erge un altro
edificio senza tetto. Ci troviamo all’ingresso dell’incasato di Cerreto. Mi riferisco a quella che un tempo
era la chiesa di San Michele: l’Arcangelo. Quel comandante degli “eserciti celesti” tanto amato dai
Longobardi che vi intravedevano il loro Wodan, dio degli eroi. Non solo, ma san Michele fu anche il
santo protettore dei Cavalieri dell’Ordine del Tempio: i Templari.


Oggi, l’antica chiesa è sede di incontri e di concerti. A sistemarla, per quello che han potuto, sono stati i
membri dell’associazione Rivivi Cerreto, che per anni hanno organizzato nel borgo la Cerreto medievale.
Peccato non venga riproposta!


Non è finita. A qualche chilometro di distanza da Cerreto, lungo la strada che porta a Monte San
Pietrangeli, sorge Alteta. Il centro medievale, quasi del tutto disabitato, ha la forma di una ellisse con una
sola porta d’ingresso.


Ebbene, al di sotto delle mura storiche s’incontra la malmessa già chiesa di San Rocco. San Rocco era ed
è un santo importante. Nel Medio Evo, era il più implorato nei tanti casi di peste.
Ecco un itinerario alternativo.


O preferito forse la Venezia di Bezos e Sanchez?