Il caldo è nostro complice. Ovvero, è complice della birra fredda. Passione giovanile e non solo.
Ma cosa scegliere al di là delle intense campagne televisive? Perché non scegliere le “artigiane”, che da
noi non mancano.


La provincia di Fermo ospita diversi birrifici artigianali: dal Maltenano a CeReale, dalla Duep a
Birraformante, da Mukkeller a Styles sino a Jester.
Si va da Servigliano a Montegiberto, da Monte Urano a Porto Sant’Elpidio, da Petritoli a Sant’Elpidio a
Mare. Una goduria!
Un peccato veniale di gola? Mannò, se anche le sante non la disdegnavano.
Prendete santa Brigida, ad esempio, non la svedese però, quella irlandese che fondò a Kildare il grande
monastero. Il popolo la ama quasi quanto san Patrizio. Gli amanti della birra però la apprezzano ancora di
più.


Riguardo alla birra, le attribuiscono addirittura una preghiera e una storia miracolosa.
La preghiera è questa: «Vorrei – disse un giorno rivolgendo gli occhi al cielo – un lago di birra per il Re
dei Re. Vorrei che la famiglia celeste fosse qui a berne per l’eternità. Vorrei che ci fosse allegria nel berne.
Vorrei anche Gesù qui». Embè, i monaci non disdegnavano (e non disdegnano) la birra, e le monache lo
stesso.
Santa Brigida era spirituale e carnale, e aveva, come tutti i benedettini, una forte propensione
all’accoglienza e al noli contristari della Regula, cioè: non siate tristi!!!


La storia miracolosa è questa. Un giorno la nostra santa si trovò dinanzi ad un enorme gruppo di pellegrinie bisognosi affamati e assetati. Che fare? Le badesse non si smagano mai. Lei men che meno.
Così, si avvicinò al piccolo barile di birra che l’abbazia conservava al fresco delle grotte, s’inginocchiò e
pregò tanto intensamente che dall’unico fusto iniziò a zampillare talmente tanta birra che servì a dissetare
tutti e a soddisfare le esigenze di diciotto comunità aggregate intorno ad altrettante chiese. Il nostro
Lorenzo Lotto dipinse il miracolo in una chiesa di Trescore.


Ora per parità di genere, raccontiamo anche di un abate.
Accadde tanti e tanti secoli fa. E probabilmente ancora una volta in Irlanda, in un luogo dove le acque non
sempre erano pure e dove la birra era l’unico rimedio.
Accadde che in monastero i monaci si trovassero senza scorte di birra e con un fiumiciattolo accanto
inquinato forse da animali uccisi a monte.
Che fare? L’Abate chiese di portargli una grande tinozza d’acqua. Quando i monaci gliela posero davanti,
lui impose che si pregasse insieme. Poi, all’improvviso, con mossa rapida, infilò il suo bastone pastorale
nella tinozza che iniziò a sfregolare. E dopo poco l’acqua impura si trasformò in straordinaria birra.


A proposito, va ricordato che il patrono dei Birrai è sant’Arnoldo di Metz. Di lui si dice che, in un periodo
di malattie, “osservò che i forti bevitori di birra erano più resistenti alle epidemie, diffusissime a
quell’epoca, e forzò i membri della comunità a bere birra abitualmente, benedicendone una vasca e
rimescolandola con il proprio bastone pastorale”.


Alla salute!!!