Norcia, estate 2020. Volevo rivedere la cittadina dopo il terremoto e acquistare la birra Nursia dei monaci benedettini. Mi colpì duramente la chiesa di San Benedetto distrutta, salvati giusto rosone e abside. E ancora di più mi colpì la statua del Santo, quasi al centro della piazza. Intatta. Intorno ad essa, dopo le scosse, si radunarono monaci e residenti. A cercar protezione. La mente mi fece compiere un balzo all’indietro. Il 24 ottobre 1964, papa Paolo VI dichiarava solennemente, da Montecassino, san Benedetto Patrono dell’Europa. Cinque i titoli onorifici: Pacis Nuntius,messaggero di pace; Unitatis effector, operatore di unità; Civilis Cultus Magister, maestro di cultura e civilizzazione; Religionis Christianae Praeco, araldo della fede cristiana; Monasticae vitae in occidente auctor, fondatore del monachesimo occidentale. Forse, in un’Europa divisa, in un mondo di nuova barbarie incipiente, guardare a san Benedetto può essere speranza per il futuro.

Domenica scorsa ero a Santa Vittoria in Matenano. Nel monastero delle benedettine. Un gruppo di adulti del Centro san Rocco di Fermo ha scelto questa cittadina e questo luogo di pace per uno sguardo all’opera ancora oggi presente del santo di Norcia.
Dal leggio una voce racconta la storia dei benedettini in Europa e nella Marca. «Verso la fine di una giornata di ottobre una dozzina di uomini che portava carichi molto pesanti si fermò al margine di una radura, all’interno di una foresta, una foresta come tante, che si trovava nei pressi di un fiume, un fiume come tanti… È ben questo – disse l’abate – il luogo che c’era stato annunciato». Accadde così, «identico lungo la Loira, in terra di Francia; lungo la Vistola, in terra polacca; lungo il Boyne, in terra d’Irlanda; lungo il Tweed, in terra di Scozia; lungo il Po’, in terra d’Italia; lungo il Tenna, in Terra di Marca». Accadde così anche nei pressi dell’Aso, a Ponte Maglio prima, sul colle poi. Nasce Santa Vittoria in Matenano e da quel luogo s’irradia agricoltura, musica, educazione, oltre che il senso religioso della vita.

Un balzo in avanti di 1100 anni e siamo in giro per la cittadina accompagnati dal sindaco Fabrizio Vergari. Non manca la visita al Cappellone, ultimo resto di una possente abbazia. E poi il cibo delle monache. San Benedetto lo disciplina. Moderazione, raccomanda. Tre capitoli della Regula sono dedicati a regolarne quantità e qualità. Il silenzio è una scoperta. S’è mangiato senza tv e senza chiacchiera. Attenti ai bisogni dei vicino di posto. Un’altra civiltà.