Montegiorgio. Lungo la strada che porta a Rapagnano s’incontra la Contrada Montemilone: un’area piuttosto ampia, ricca ancora di querce, che abbraccia una collina. C’è un’edicola grande ai suoi piedi. Fu restaurata oltre dieci anni fa dall’imprenditore Lanfranco Beleggia.
Resiste una fonte: non a caso l’area è ancora nota come Fonte Cisterna. Curtis de Cisterna, dicevano i medievali che vi ravvisavano nelle vicinanze anche un monastero agostiniano.
Ma concentriamoci sulla prima collina. È qui che è sorta l’Officina del Sole, patron proprio la famiglia Beleggia.
Sabato scorso, una festa, anzi un festival di arti dal vivo. Titolo intrigante: “A 360”. Come dire: di tutto, di più. Ma anche come dire: panorama completo.
Arrivo presto, molto prima dell’inizio dell’evento. Mi piace scorgere il dietro alle quinte.
A metà collina sorge il bel ristorante. Siedo con alcuni amici nello spazio esterno. Gli attori stanno provando. Il regista ed attore Massimiliano Finazzer Flory prova la voce per il monologo teatrale, e tara i microfoni. Ci sono anche gli attori: Carlotta Limonta è voce acustica, Elena Somarè calibra il fischio melodico accompagnata alla chitarra da Mats Hedberg, Claudia Franco e Cristian Trelles ripassano la prossima performance circense, Leonardo Castellani scalda l’assolo di danza.
Saranno quasi otto ore di spettacolo, di visite all’azienda, di gustazioni (non amo il termine degustazioni) di vini e altro ancora.
Ma il pezzo forte sta più su, in cima. Andiamo. Perché spiega meglio questo A 360.
Le macchine elettriche conducono i visitatori. Preferisco la camminata. Preferisco fare come si faceva da ragazzini alla conquista della Quercia de Capità. Così si chiamava e ancora si chiama quel fusto da tempo colpito da un fulmine. La quercia: il nostro simbolo, l’albero trovato dai Piceni, l’albero sacro ai druidi, in Bretagna c’è la foresta di querce: è Brocéliande, dove abitò – si racconta – Mago Merlino.

Su questa cima, i 360 diventano i gradi all’intorno, e tutto appare diverso. Ad est c’è il mare e le due colline gemelle di Fermo: quella dove sorge il Duomo e quella dove sorse un’importante abbazia benedettina. Ad ovest ci sono i monti dei tanti racconti leggendari. Più sotto sorge Montegiorgio e l’antico tempio francescano, dove frate Ugolino, parente dei Brunforte, iniziò a comporre i Fioretti di san Francesco.
E poi, a nord e a sud e dappertutto, si stendono e si alzano i paesi. Sì, i nostri paesi, che furono rocche e che furono castelli.
Lungo il fiume Tenna, che ricorda il Tinia etrusco, si scorge anche l’ippodromo di Piane di Montegiorgio. Fummo grandi allevatori di cavalli, fino all’occupazione piemontese che impose quasi solo una razza equina.
In cima a Montemilone è come cogliere l’intera Terra di Marca, il nostro scrigno, fatto di vette, colline, valli, mare. Fatto di quel Genius loci che racconta di sé e di noi. È l’insieme che vince. Non un borgo, non i borghi, ma paese e paesi, cioè comunità vive, persone che s’incontrano in quello che viene definito il turismo d’esperienza: calarsi nella vita dei luoghi, nella cultura dei residenti, assaporarne l’anima.
È ora di pranzo. Si torna al ristorante. Ma prima tocca ai saluti. Beatrice Beleggia, in leggerissimo abito nero e lungo, ringrazia tutti presenti, anche i partner del progetto di Montegiorgio città della Dieta mediterranea, capitale del Ben-Essere.
E siamo solo alla prima puntata.