Chiudiamo gli occhi e domandiamoci: cos’è Falerone? Falerone è il teatro romano quasi intonso, è la chiesa longobarda di San Paolino, è la pala d’altare di Vittore Crivelli, è il museo storico. Ok!
Ora è anche altro. Altro a livello nazionale.
È una Denominazione Comunale (De.Co.) che ha fatto strada. E giustamente. Per la bontà, il gusto e la storia.
Lu Serpe di Falerone ha ottenuto il Premio nazionale Dino Villani 2025 messo in palio dall’Accademia Italiana della Cucina.
Lo ha deciso il Consiglio di Presidenza riunitosi a Milano il 16 aprile scorso.
I consiglieri hanno espresso parere favorevole in merito alla proposta del delegato fermano arch. Fabio Torresi competente per il territorio, e ha deliberato conseguentemente di assegnare il premio alla signora faleronense Anna Maria Antonelli.
Il Consiglio di Presidenza ha scritto direttamente alla Antonelli esternandole le espressioni di compiacimento dei membri e quelle del presidente Paolo Petroni “per questo meritato riconoscimento che premia il suo particolare impegno verso i tipici valori della produzione alimentare del Paese”.
Il riconoscimento assegnato per Lu Serpe di Falerone consiste in una pregevole opera grafica che verrà consegnato dal delegato Torresi nel corso di una prossima riunione conviviale.
Secondo l’art. 1 del Regolamento, il Premio Dino Villani viene assegnato al produttore che si sia distinto nella lavorazione artigianale di un “prodotto alimentare di rilevante e specifica qualità organolettica, lavorato con ingredienti nazionali tracciabili, di prima qualità e con una ben identificata tipicità locale”.
Lu serpe, scrive lo storico Marco Armellini nel suo libro Falerone, “è un particolare dolce che si prepara nel periodo natalizio”. Lo approntano i forni così come le donne in casa. Era un ricetta che le monache clarisse del luogo tenevano segreta e con cui preparavano il dolce da distribuire ai bisognosi e ai benefattori. Quando le religiose furono sfrattate con la legge del 7 luglio 1866, esse dovettero provvedere al proprio sostentamento intensificando, scrive ancora Armellini “l’attività di ricamo, rammendo, ma soprattutto la produzione di dolci…” Ecco lu serpe “che si mangia la coda” simbolo della fine di un anno e ripresa di uno nuovo.