Terza International Student Competition. Successo e Plausi… per la Terra di Marca

Sei giorni di studio, sei/sette di permanenza, 854 post disseminati in internet (senza contare fb), 1.057.243 persone raggiunte, 2.923.834 visualizzazioni, 60 universitari di diciotto nazionalità diverse e di undici università europee, una quindicina tra docenti e tutor chiamati a far lezione e una commissaria europea.

Sono questi i numeri della terza edizione dell’International Student Competition terminata domenica 6 maggio.

Terza International Student Competition. Successo e Plausi… per la Terra di Marca
Il gran finale al Teatro di Rapagnano

La campagna di comunicazione sui social ha funzionato pienamente, come ha dimostrato il monitoraggio effettuato dal prof. Emanuele Frontoni della Politecnica delle Marche.

Per quasi una settimana, da martedì primo maggio a domenica 6 maggio, la comitiva ha studiato il Fermano partendo dal concetto di Dieta mediterranea, con il suo stile di vita, buone pratiche agricole, ospitalità e cercando di cogliere i punti di forza e debolezza della Terra di Marca in vista di uno sviluppo turistico sostenibile legato al food e alla bellezza.

Gli universitari

Gli universitari hanno seguito le lezione nei teatri di Porto San Giorgio, Fermo, Montegiorgio, Santa Vittoria in Matenano e presso il C.E.A di Monteleone di Fermo. Hanno incontrato produttori di vino, birra, miele, olio, allevatori di bovini della razza marchigiana, hanno conosciuto artigiani del vimine e cappellai, visitato i nostri borghi storici, mangiato presso trattorie tipiche e fatto tappa presso il monastero delle Benedettine di Santa Vittoria in Matenano per conoscere la modernità della Regola di san Benedetto.

Un momento di degustazione a Monteleone di Fermo
Un momento di degustazione a Monteleone di Fermo

L’iniziativa presa dall’Università di Macerata (prof. Alessio Cavicchi) e dal Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea ha avuto come finale una sorta di restituzione al territorio. Sabato pomeriggio, presso il teatro di Rapagnano, alla presenza di numerosi sindaci, presidente della Camera di Commercio (Di Battista), presidente di Marca Fermana (Pompozzi), i giovani, suddivisi in sei squadre dal nome delle nostre montagne, hanno presentato i lavori svolti anche intervistando un nutrito numero di persone residenti nei comuni attraversati.

Punto di forza – è stato ribadito – è il senso di appartenenza, ospitalità, capacità di accoglienza che, sommato, alla bellezza dei luoghi e alle diversità storiche, artistiche, architettoniche, paesaggistiche, contiene un plus valore turistico eccellente.

Punti di debolezza sono stati colti nella mancanza di supporto comunicativo e promozionale, nella carenza di conoscenza della lingua inglese, in un individualismo a volte frenante, in una industrializzazione che ha sottratto terreno all’agricoltura

I giovani hanno fornito idee e progetti: dalla App per raggiunge i diversi borghi, agli itinerari per incontrare ambienti ma soprattutto abitanti, dal marchio MARCHE inteso come Mediterranean, Autentic, Rural, Culture, Hospitality, Experience, al «dar valore a chi c’è». Molto si è insistito su un lavoro di educazione dei residenti in modo che prendano coscienza delle loro ricchezze e del possibile sviluppo turistico non di massa.

Il prof. Colin Johnson
Il prof. Colin Johnson

La terza edizione dell’International Student Competition, oltre ai docenti dell’Università di Macerata (Cavicchi e Simone Betti) e della Politecnica delle Marche (Frontoni), ha visto la partecipazione di professori delle seguenti università:Vita-Salute-San Raffaele di Roma (Cristina Santini), PXL e dell’EPHEC del Belgio (Katleen Vos e Christine Masschelein), Leicester (Massimo Giovanardi), Torino (Remigio Berruto e Patrizia Busato), Svezia ( Tommy Andersson, Lena Mossberg e Chiara Rinaldi), San Francisco-USA (Colin Johnson), Polonia (Marta Herezniak e Justyna Anders-Morawska), e dall’agenzia inglese FoodNation Joanna Lacey

La Commissaria europea Elisabetta Marinelli ha inserito l’International Student Competition e il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea tra i casi di eccellenza da studiare e cui ispirarsi per lo sviluppo dei territori.

Tra gli ospitati anche il prof. Edoardo Bemporad dell’Università Roma 3.

Soddisfatti i componenti del Laboratorio: «Un evento enorme che si può mettere in scena solo nella collaborazione tra diverse realtà: istituzioni, università, associazioni, operatori turistici e cittadini. Una rete effettiva e non teorica».

Il presidente Lando Siliquini, consegnando i premi alle squadre migliori ha invitato tutti alla quarta edizione, nel 2019, conferendo ai giovani il titolo di ambasciatori della Terra di Marca.

#isc2018 #iscFermo #mediterraneandiet #picenolab #destinazioneMarche

Tra le spighe del mio grano. Domani presentazione del libro a Fermo. Era il mondo della Dieta mediterranea

Di Maria Grazia Pistolesi e del suo libro Tra le spighe del mio grano parlammo alcuni mesi fa.

Sull’argomento torniamo oggi perché il volumetto sarà presentato domani (domenica 31 agosto) a Villa Vitali di Fermo, alle ore 17,30.

L’iniziativa parte dall’Università Popolare presieduta dal prof. Ettore Fedeli.

Della vita in campagna ai tempi della Pistolesi, della scuola di quegli anni, del duro lavoro nei campi, dell’evoluzione dell’agricoltura, della famiglia patriarcale, parleranno il sottoscritto, il prof. Luigi Rossi, la prof.ssa Marinella Corallini e lo storico Carlo Verducci. Dopo ogni intervento verranno proposti alcuni brani della Pistolesi che sarà presente all’iniziativa.

Tra le spighe del mio grano si inquadra tra le attività – e forse ne è la maggiore – dell’Unipop riservate all’autobiografia.

Gli scritti della signora Maria Grazia forniscono una serie di spunti interessanti.

Il primo, essendo il libro dedicato ai figli della donna, riguarda la memoria, con un quesito indiretto: quanto noi conosciamo delle vicende umane dei nostri genitori, dei nostri nonni, della nostra gente? Poco o nulla. Ecco, allora, il bisogno di rintracciare quelle storie per ritessere una trama solida.

C’è poi il valore dell’autobiografia, che serve a ripensarsi, a rivedere la propria vita, a superare e sciogliere anche certi nodi rimasti irrisolti. L’autobiografia – e ce lo dice anche la psicologia – fa bene alla persona.

Altro aspetto è quello di aver raccontato la durezza del lavoro in campagna. Molte anime belle e molto naif – più negli scorsi anni che oggi – hanno celebrato il ritorno all’agricoltura come ad una sorta di Eden automaticamente gratificante, senza conoscere quanto possa essere pesante e sfidante questo mondo.

Nell’opera della Pistolesi, oggi novantenne, emerge anche l’aspetto comunitario del vivere in campagna: ci si aiutava nei momenti di maggior impegno, ci si dava una mano, insomma, si era solidali.

Inserirei anche un altro elemento. Il grande sviluppo delle Marche, specie quelle più vicine a noi: il fermano, è stato possibile grazie a quel fenomeno definito e studiato in tutta Europa come metal-mezzadro: per cui si continuava a curare il piccolo appezzamento (l’orto soprattutto) e si apriva la fabbrichetta magari di scarpe.

Coglierei due ulteriori spunti: il rispetto dell’ambiente scaturente dalla stagionalità dei prodotti e il ritorno, anche se minoritario, di giovani ai campi, giovani laureati, che conoscono le lingue, che usano sistemi all’avanguardia.

Il mondo raccontato dall’autrice può definirsi la civiltà contenuta in due parole: Dieta mediterranea, quel complesso di valori che partono dalla terra, mettono insieme solidarietà, comunità, paesaggi, riti, feste, difesa dell’ambiente, salute a tavola, rispetto della donna. Qualcuno l’ha anche definita la civiltà della tovaglia, perché intorno alla tovaglia si ritrovava gente amica e unita.

Chiuderei con una citazione di altri secoli: «Esser buon cittadino non è altro che essere cittadino utile e, cittadino utile, vuol dire buon agricoltore». La scrisse Catone… Poi la riprese Vincenzo Cuoco, tanti secoli appresso, nel suo Platone in Italia: «La virtù non è che nei campi».

Solo per riflettere.

Querciabella. Una proposta: fate nel tronco una scultura. Rimarrà un simbolo per sempre. Cercansi artisti disponibili e cercasi amministrazione comunale consenziente

Querciabella! Un segno, un simbolo, mille ricordi. Lo scheletro ingrigisce quasi all’altezza del bivio tra Piane e Montegiorgio, Belmonte Piceno e Piane di Falerone.

La pianta non è più tale. È come se fosse cristallizzata. Alza al cielo gli smagriti ultimi rami secchi. È rimpicciolita negli anni,

Rimarrà così per altro tempo. Poi, venute meno le memorie e le decine di storie che la riguardano; venuti meno coloro che la rammentano ancora possente e ricca di fronde, qualcuno la abbatterà. Cancellare le memorie sembra lo sport odierno, quello di una cultura – o pseudo – che guarda unicamente all’accumular vile denaro.

Allora, occorre una iniziativa. Una iniziativa artistica. Occorre che sull’ancor ampio fusto uno scultore del legno intarsi un’opera, magari un Cristo crocefisso, che tanto direbbe oggi al mondo anch’esso crocefisso da guerre e persecuzioni.

Occorre uno scultore che prenda a cuore questo possibile intervento e ridia vita – proprio così: ridia vita – a una quercia altrimenti defunta.

Occorre che l’amministrazione comunale di Montegiorgio faccia in modo di rendere possibile l’intervento, procurando autorizzazioni e quanto la somma burocrazia impone.

E occorre che la gente di lì, di Contrada Casone, dell’ultima parte di Castagneto, dell’area intorno a Villa Ganucci appoggi la proposta.

Querciabella è secolare. Ha visto la storia passare accanto ad essa. Ha visto il vescovo Bonafede sconfiggere Ludovico Euffreducci, confessarlo in punto di morte, e comunicarlo con un grano di terra. Ha visto i francesi occupanti passar di lì per distruggere Castel Clementino. Ha visto gli zingari cantare e ballare sotto i suoi rami. Ha visto i mietitori muoversi verso la montagna per raggiungere le piane del Tirreno. E ha visto le greggi scorrere da est verso ovest e poi l’inverso nelle stagioni di mezzo.

Ha scritto Valido Capodarco: «…quando pochi grandi alberi erano conosciuti a livello nazionale, ce n’era solo uno che aveva l’onore di essere riportato, con nome e tondino di localizzazione, sulle carte automobilistiche del T.C.I. Questo albero era Querciabella, della quale –morta nel 1986 – è conservato il rudere ancora in piedi »

Una scultura dunque è quanto occorre. Perché sia ancora segno, simbolo e scrigno di ricordi.

L’entroterra non è un malato. Ma una risorsa. E’ il genius loci contro il genius saeculi (che è fallito)

Abbiamo un tesoro! Non solo: abbiamo una sorgente cui abbeverarci. E una risposta da dare a questa società in autoliquidazione.

Lo chiamano “entroterra”, con una accezione come fosse un di meno. Come fosse solo un problema. Un problema sociale, demografico, ambientale, economico, di infrastruttuire (e magari lo è anche). Ma è trattato come fosse un malato quasi terminale. Ecco: l’entroterra è malato. Ha bisogno di cure.

E pure è una risorsa. Ed è la parte positiva.

Lo è per il turismo; lo è per il paesaggio; lo è per la buona aria; lo è per il cibo.

Ma non basta. Questi aspetti non sono tutto. Sono solo tasselli di qualcosa di più importante.

Perché proprio nei piccoli centri, nei comuni minori, nei borghi (parola inflazionata dalla politica infestata dalla burocrazia e dalla pigrizia mentale) può risorgere un modo nuovo di stare insieme e insieme al mondo.

L’ “entroterra” è cultura. L’ “entroterra” custodisce il genius loci, la specificità dei luoghi, la loro diversità. In una parola: custodisce l’anima.

Guardate Montefortino. Guardate Montemonaco. Guardate Santa Vittoria in Matenano, Servigliano, Montegiorgio, Loro Piceno, Gualdo, Petritoli, Foce, Montegallo, e via osservando. Ci parlano. Hanno un linguaggio diverso. Non lo coglieremo però facendo i turisti con le infradito.

Lo capiremo immergendoci in essi. Hanno una gemma preziosa: hanno ancora il senso della comunità. Hanno ancora il senso del rito, del pasto in comune, delle feste religiose, delle sedie portate innanzi casa per godere del primo fresco…

Hanno ancora i monasteri vivi (pensiamo di nuovo a Santa Vittoria in Matenano e a Monte San Martino). Sono un museo all’aperto di architettura, di arte, di storie, di vita altra.

Sono luoghi “identitari, relazionali e storici”.

Sono luoghi veri contrariamente ai non luoghi (centri commerciali, piazze artificiali, etc.).

È una visione passatista, reazionaria? Ma cosa ci ha lasciato la modernità se non macerie, materiali e spirituali? Allora, c’è bisogno di un’altra strada.

Ecco: l’entroterra, volendo e trovando uomini coraggiosi, può sviluppare quello “spirito lento e profondo”, e qui cito Adriano Sofri, capace anche se non di prevalere “almeno arginare l’invadenza dello spirito del tempo, il paziente genius loci resistere all’arrogante genius saeculi”. Il genius saeculi: cioè il non senso.

Facemmo una proposta provocatoria anni fa, in tempi non sospetti: quella del Libero Regno della Sibilla, zona autonoma per un nuovo sviluppo (umano, sociale e di benessere) che non è la crescita (soldi). Dove la Crescita “misura l’aumento del prodotto interno lordo ( PIL ) di un paese; in altre parole, il volume di beni e servizi prodotti in un’economia, la cui crescita è l’obiettivo principale di molte nazioni” e lo Sviluppo invece è la “ricchezza di una nazione orientata al benessere generale dei suoi cittadini”.

Riflettiamoci.

Grottazzolina. La bellezza e la salute. Le erbe aiutano. Un viaggio che lega antichità e contemporaneità

Care signore e cari signori, sia che siate adulti giovani giovanissimi, conoscete la cura del corpo dei nostri antenati?

Sapete quali rimedi naturali in questo campo usavano i Piceni e poi i Romani?

Conoscete le creme, gli unguenti e qualsivoglia prodotto di bellezza che entrava nelle Domus per arrivare nelle stanze delle matrone ma anche nelle meno nobili casupole delle donne del popolo? È un mondo interessante e tutto da scoprire. Ad aiutarci a saperne di più penseranno un’archeologa e una guida naturalistica.

L’archeologa è Carla Di Cintio; la guida è Marisa Nanni.

Entrambe vi danno appuntamento domenica prossima a Grottazzolina, alle ore 16, presso la mostra Generazione di Piceni.

Sarà un evento esperienziale, come le nostre professioniste lo hanno pensato.

Un evento a due tempi. Il primo a Palazzo Benedetti, in piazza Umberto I, con una visita alla scoperta degli oggetti da toletta e dei prodotti di bellezza del mondo antico; il secondo sarà invece, in piazza Umberto I, con un laboratorio dimostrativo per la realizzazione di un unguento per il corpo.

A dar mano forte a Marisa Nanni ci sarà Lorena Maggioni esperta di autoproduzione di cosmetici naturali.

Da Palazzo Benedetti, affacciandosi e guardando verso ovest, si scorgono i Monti Azzurri. Occasione per connettersi e riflettere sul mito della Sibilla, di colei cioè che da sempre è stata ricordata come l’esperta delle piante officinali e delle loro impensabili virtù.

Olio in tutti i sensi: un viaggio tra storia, gusto e salute. A Villa Vitali di Fermo

Un appuntamento dedicato all’oro verde della dieta mediterranea: l’olio extravergine di oliva, protagonista assoluto della cultura alimentare italiana e non solo.

Domenica 14 settembre, presso il suggestivo e restaurato Parco di Villa Vitali a Fermo, si terrà l’evento “Olio in tutti i sensi”, organizzato da Slow Food Fermano e dal Biodistretto Picenum, con il patrocinio della Città di Fermo e ricadente all’interno delle iniziative dell’Università Popolare presieduta dal prof. Ettore Fedeli.

Alle ore 17:30, prenderanno la parola i relatori Domenico Cognigni, medico dietologo, che approfondirà il tema di “Sua Maestà l’olio evo” come farmaco prezioso per il suo straordinario potere nutraceutico. L’olio extravergine, infatti, non è solo un alimento, ma un vero alleato per la salute, grazie alle sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e cardioprotettive; e Bruno Amurri, olivicoltore ed esperto assaggiatore, guiderà i partecipanti in un percorso sensoriale dal titolo “L’Oro Verde delle Marche”, un viaggio tra i migliori oli monovarietali del territorio, da scoprire e degustare.

A seguire, ci sarà una degustazione di olio con pane di grani antichi e verdure biologiche, in collaborazione con il Centro Sociale di Villa Vitali.
L’olio d’oliva accompagna la storia dell’umanità da millenni. Le prime coltivazioni di olivo risalgono a circa 6.000 anni fa, tra la Siria e la Palestina, per poi diffondersi rapidamente nel Mediterraneo orientale. Gli antichi Egizi, Greci e Romani attribuivano all’olio un valore sacro e lo utilizzavano non solo come alimento, ma anche come unguento, combustibile per le lampade e strumento rituale.

In Grecia, l’olio era considerato dono divino: secondo il mito, Atena donò l’ulivo agli uomini, pianta che divenne simbolo di pace, prosperità e sapienza. A Roma, l’olio era parte integrante dell’economia e della vita quotidiana.

Tour Contrada

Riappropriamoci della nostra storia! Andiamo a conoscerla! Visitiamo i luoghi che appartengono alla
nostra comunità!


Questa sera, con inizio alle ore 21, la Contrada Pila, aprirà la tre giorni di festeggiamenti con un tour nel
proprio territorio di riferimento.
Dal significato del motto: Sapientia et Caritas, al mascherone apotropaico della bella fontana, dalla
cerchia di mura che inglobarono la contrada alla suggestiva via Brunforte, da quella dei Monteverde:
Rinaldo il grande, Mercenario e l’ultimo Rinaldo, al cortile dei conti Gigliucci dove risuonò la voce di
Clara Novello, dalla fonte di Rialto e via Foscari che ricordano i trattati con Venezia, dalla chiesa di San
Gregorio dove nel catino absidale il pittore Sigismondo Nardi immortalò papa Gregorio che fermò i
Longobardi, alle vie: Francesco Sforza, che a Fermo diede vita alla prima vera Signoria delle Marche, e
Amalasunta, figlia di Teodorico che a Fermo soggiornò con suo figlio, da palazzo Brancadoro, dove
vissero personaggi famosi, uno dei quali venne ucciso dagli Insorgenti perché scambiato per un giacobino, sino a Palazzo Vinci Gigliucci.
Sulle tracce di donne, uomini, gesta e fatti forse un po’ dimenticati.
A condurre l’itinerario, insieme a me ci saranno Andrea Minnucci e Nicolò Cudini. Come dire: i giovani
storici che crescono.

San Paolino

Falerone. Ieri mattina. In spiaggia caldo infernale. Davanti a San Paolino di Falerone c’è una brezza
divina.
Ci si potrà tornare cento volti in questo luogo, e cento volte l’emozione sarà diversa già a partire dal viale
alberato d’ingresso.
Un’emozione che coglie sia che si vada di prima mattina, quando i Monti Azzurri sono quasi di cobalto,
sia che la si raggiunga di sera, quando la piana del Tenna è sommersa di luci, ma le stelle riescono a
penetrare l’artificio e la luna occhieggia tra pini che sovrastano la chiesa.
Tre sedili in legno consentono di ammirare la breve facciata. Il tempio è piccolo, è longobarda, è solitario.
Alcune minuscole pietre lavorate sono state incastonate nelle pietre grezze. Simboli diversi come i nodi di
Salomone, i tralci della vite, le stelle a cinque punte, i petali di rose, i raggi del sole, espressioni di mondi
che legavano il finito all’infinito, il dato terrestre a quello celeste.
Lungo il viale resistono ancora le querce. Fanno ombra al viandante, al pellegrino, al cercatore di pace. Lo
rinfrescano quando il sole è implacabile, come in questi giorni, e lo abbracciano, proteggendolo,
nell’oscurità carica di presagi.
Leggo che “gli alberi comunicano fra loro attraverso colori, odori, impulsi elettrici e rumori, un
linguaggio che noi purtroppo non comprendiamo. Sono gli esseri viventi più forti e longevi del pianeta,
non hanno un sistema nervoso centrale non si muovono ed auto producono il loro nutrimento”.
Stefano Mancuso ha scritto un romanzo su questo tema: La versione degli alberi.
Nel mondo verde di Edrevia, gli alberi parlano e camminano, a volte battibeccano, si amano, scrivono
libri e li custodiscono in biblioteche splendenti, organizzano feste che durano settimane, si commuovono
di fronte ai tramonti. Ma quando la loro casa è in pericolo, minacciata dalla crisi climatica, gli alberi
possono anche decidere di partire e andare lontano, alla ricerca di risposte e soluzioni, di nuove alleanze e diversi orizzonti.
Tolkien aveva immaginato gli Ent, ossia i “Pastori degli Alberi”: figure gigantesche dall’aspetto arboreo,
ma capaci di parlare e di muoversi autonomamente, il cui compito è di custodire le foreste. Per lo scrittore
inglese, il bosco, la foresta, l’insieme di alberi sono entità dotate di vita propria, “indipendente da quella
degli Uomini (e degli Elfi, e dei Nani…), ma non per questo meno viva e intensa, una vita di cui i
personaggi si rendono conto solo quando essa si dimostra ostile, come nel caso della Vecchia Foresta ai
confini della Contea, i cui alberi sembrano congiurare per ostacolare e sviare i viaggiatori, o del Vecchio
Uomo Salice, che li attira e li incanta per poi intrappolarli all’interno del proprio tronco o annegarli nel
fiume sulle cui rive cresce. Naturalmente tutto questo è solo frutto di immaginazione”. Resta il fatto che,
“Alla fine della Terza Età, gli Ent rimanenti abitavano sostanzialmente soltanto nella Foresta di Fangorn
ma contribuirono in maniera decisiva alla sconfitta di Saruman e alla difesa di Rohan durante la Guerra
del’Anello”.
Mentre divago tra realtà e fantasy, mi raggiunge un uomo. Saluta, augurandomi il “Buon giorno”.
Qui accade ancora.

Palio ad Offida

Ad Offida, il “miracolo” di un palio vinto alla Cavalcata dell’Assunta di Fermo


Nella originale chiesa di San Giovanni a Torre di Palme spiccano le bacheche con i palii vinti dalla
Contrada. Lo stesso nella chiesa di San Domenico, al centro di Fermo; così pure in altre chiese di
contrada.


Ma un particolare palio, dalla storia incredibile, lo si trova in un tempio sacro di Offida.


In breve, questa la vicenda: era il 14 agosto del 1840. Era tempo di Cavalcata dell’Assunta a Fermo. Nella
corsa dei destrieri, si afferma un cavaliere di nome Giuseppe Desideri, provveditore delle pubbliche
carceri di Offida. È lui a vincere il palio di quell’anno, un palio che ha la Madonna incoronata in primo
piano, sorretta dagli angeli. Desideri lo porta con sé relegandolo nella soffitta del suo palazzo in attesa di
migliore sistemazione. Sistemazione che viene trovata due anni dopo presso la cappella delle nuove
carceri. Un fatto singolarissimo accade però l’otto luglio del 1850. Maria Giuseppina Loffreda si trovava
quel giorno a pregare dinanzi all’immagine della Vergine quando si accorse con stupore e tremore che gli
occhi della Madonna si muovevano. Il fatto miracoloso fu constatato anche da numerose persone subito
accorse nella cappella. Anche il vicario generale della diocesi mons. Guido Poggetti confermò l’accaduto.
Così il palio venne spostato nella chiesa collegiata. Ancora oggi, in occasione dell’otto luglio, ad Offida
viene celebrata una processione per le vie della cittadina. Nel 1950, in occasione del centenario
dell’evento miracoloso, venne scritto un inno dedicato alla Madonna del Palio.

Notizia

Nella “Notizia del giorno” diffusa stamani dal Club di Papillon, rileviamo elementi interessanti su salute e
Ben Essere, una battaglia che da anni porta avanti il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea.
Dunque, le notizie di oggi circa il cibo e il comportamento alimentare, sono queste.
“Tornano a crescere i consumi in Italia, secondo l’ultimo rapporto Coop, superando i livelli del 2019. A
fronte di un calo della spesa per la ristorazione, si registra un aumento degli acquisti nella grande
distribuzione, con un incremento trainato dal settore dell’ortofrutta”.
“I consumatori – spiega il giornalista Paolo Massobrio – si mostrerebbero più attenti alla salute,
scegliendo quindi prodotti più freschi e meno ultra processati, come dimostra l’aumento delle vendite
di uova e legumi. La ricerca del risparmio rimane comunque un fattore cruciale: gli italiani prediligono le
promozioni e i prodotti di marchio del distributore che continua a crescere in popolarità”.
In altri settori, viene rilevato l’emerge di quel fenomeno individuato come “deconsumismo”: “si privilegia
cioè l’acquisto dell’indispensabile, si riparano oggetti e si ricercano prodotti usati, mentre gli acquisti
tecnologici si orientano verso ciò che è utile anzichè verso l’ultimo modello”.
Buone notizie per i nostri agricoltori. “… sembrerebbe che gli stati membri dell’Unione Europea siano
arrivati a un accordo unanime per semplificare la PAC. Il pacchetto di riforme, denominato Omnibus III,
mira a ridurre la burocrazia per gli agricoltori, apportando modifiche sui piani strategici e sulla gestione
dei fondi, con una stima di risparmio annuale di 1,6 miliardi di euro per le aziende agricole e oltre 200
milioni per le pubbliche amministrazioni”.
Tornando al cibo, Massobrio ricorda come la cucina abbia fatto da collante ad una amicizia storica:
“quella tra gli attori Gino Cervi e Fernandel, più noti come Peppone e don Camillo. I due, entrambi
buongustai, condividevano spesso pranzi e cene durante le pause delle riprese, a base di ricette francesi ed
emiliane, creando un’atmosfera di convivialità che contribuiva alla magia dei loro film. Ne è uscito
un libro “Fernandel e Gino Cervi. Il cinema, l’amicizia e la buona tavola” a cura del critico
cinematrografico Domenico Palatella e dal gastronomo Patrice Avella”.