Il Fermano cerca un brand… che già c’è

Un accordo a cinque: Comune di Montegiorgio, Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, Treccani, Tipicità, Banca Mediolanum. Una sorta di Santa Alleanza!

A Montegiorgio è andata in scena, due fine settimana fa, la Due Giorni del Grand Tour di Tipicità. Prima in teatro, poi a Palazzo Alaleona, poi in strada, poi in bicicletta. 10 targhe parlanti diffuse nel territorio. 10 parole che hanno a che fare con la Dieta Mediterranea di cui Montegiorgio è depositario: Benessere, Biodiversità, Cammino, Convivialità, Cultura, Moderazione, Natura, Regola, Ritualità, Tradizione. Le spiegazioni sono tratte dall’enciclopedia Treccani. Il video, che contiene altri testi e immagini belle, è scorso sullo schermo del teatro Domenico Alaleona. Ora andrà nelle scuole, girerà nei circoli culturali, nelle sedi di associazioni, etc.

Le 10 parole racchiudono un mondo, una civilizzazione, una civiltà. È quello di cui abbiamo nuovamente bisogno. Non occorre scomodare le nuove politiche verdi. È realismo.

Ad aprire e chiudere il simposio c’è stato il marchio del Laboratorio sullo sfondo: un tempio greco, con scritte all’interno e all’ingiro. Un brand che il Laboratorio ha registrato e ha offerto gratuitamente a tutti i comuni del territorio, agli agricoltori, ai gestori di alberghi, resort, agli agriturismo. Terra felix, si legge nel contorno, Terra di Marca. Smerillo, Montegiorgio, Magliano di Tenna lo hanno già inserito nella propria segnaletica stradale. Lo stesso marchio campeggia sulla locandina di un importante convegno medico in Basilicata promosso da medici oncologi, nutrizionisti e rappresentanti Unesco. È nata una collaborazione.

In questo momento di crisi economica, più volte si è sentito dire: le Marche, specie il sud, hanno bisogno di un brand forte. Ce l’avremmo a portata di mano! Da undici anni il Laboratorio è impegnato a raccontare la Dieta validata scientificamente proprio qui da noi.

I tanti intervenuti al simposio: produttori agricoli, insegnanti, docenti, imprenditori, hanno applaudito al termine degli interventi. Hanno capito che si fa sul serio, che la Santa Alleanza non è stata un evento spot. Contribuirà invece a far crescere territori in difficoltà.

In platea, però, nessuno delle istituzioni. Dove sta la società politica?

Adolfo Leoni, co-fondatore del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea

Terra di Marca negli studi dell’International Student Competition. Terminata la sesta edizione

Gli ultimi sono partiti domenica scorsa dall’aeroporto di Falconara destinazione Bruxelles: una docente e due studenti. I colleghi hanno lasciato il Fermano il giorno precedente. È terminata la sesta edizione dell’International Student Competition dopo due anni di stop in presenza ma non in rete.

La guerra ha assottigliato le fila degli universitari. Diversi atenei dell’Est, come la Polonia, non hanno potuto aderire alla proposta del Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea. In cifre, l’edizione 2022 ha fatto registrare la presenza di una quarantina di universitari e una decina di professori. Venerdì scorso è stata riproposta la tradizionale Restituzione. I giovani, divisi in quattro squadre, si sono cimentati nella presentazione di programmi per l’ulteriore sviluppo della Terra di Marca. Dopo cinque giorni di lezioni presso l’hotel Astoria di Fermo (base logistica), di tappe guidate da Emanuele Luciani nei borghi come Moresco, nelle aziende artigiane calzaturiere come la Doucal’s di Montegranaro, o nelle realtà ristorative-agro vinicole come l’Officina del Sole di Montegiorgio, gli studenti hanno fatto rilevare i punti di forza e quelli di debolezza della provincia fermana. Hanno seguito i lavori della Restituzione, svoltasi presso l’Officina del Sole, i consiglieri regionali Andrea Putzu (presidente commissione turismo), Marco Marinangeli (sottoscrittore delle proposte di legge per ippovie e dieta mediterranea), il vice sindaco di Falerone e assessore provinciale Pisana Liberati, l’assessore di Montegiorgio Michela Vita, il consigliere comunale di Fermo Sara Pistolesi, i sindaci di Magliano di Tenna Pietro Cesetti e di Servigliano Marco Rotoni, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo Giorgio Girotti Pucci. Amministratori e politici hanno interagito al termine delle presentazioni dando le prime risposte alle indicazioni degli universitari. Dalle indagini sul campo, le squadre hanno rilevato la necessità di un brand unico (fortissimo quello della Dieta mediterranea), di una piattaforma digitale ampia e onnicomprensiva, di veri ambasciatori nel mondo. Il tema di quest’anno era la digitalizzazione per un nuovo sviluppo agricolo, artigianale, turistico.

L’edizione 2022 ha visto in campo sei università europee tra cui Pisa e Macerata (promotrici insieme al Laboratorio), un progetto Erasmus plus, studenti di 15 nazionalità diverse per 18 lingue diverse. Il presidente e il vice presidente del Laboratorio, Siliquini e Foglini, hanno ringraziato tutti i docenti, in particolare Alessio Cavicchi (Pisa), Emanuele Frontoni e Pierluigi Feliciati (Macerata).

L’invito è a far seguire iniziative concrete alle intuizioni dei giovani.

Torna l’International Student Competition. Nel Fermano, studenti da tutto il mondo

Arriveranno domani, lunedì 16. Ad accoglierli e salutarli alla Sala dei Ritratti di Fermo, ci saranno il sindaco Paolo Calcinaro, l’assessore Micol Lanzidei e tutto lo staff del Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea. Provengono da tante università europee con studenti da tutto il mondo: dall’India alla Russia, dal Belgio al Portogallo. Saranno loro, insieme a tutor e docenti, i protagonisti di questa sesta edizione dell’International Student Competition. Mancheranno invece i giovani delle università le cui nazioni, come la Polonia, sono più vicine al fronte di guerra.

Per una settimana studieranno la Terra di Marca sotto il profilo delle innovazioni tecnologiche in agricoltura e nell’artigianato. Visiteranno borghi come Moresco, aziende come Nero Giardini a Monte San Pietrangeli, l’Officina del Sole a Montegiorgio, incontreranno imprenditori piccoli e grandi, e restituiranno al territorio e ai suoi rappresentanti, venerdì 20 maggio, quanto hanno appreso, valutato e ideato. Accendendo i riflettori sui punti di forza e quelli di debolezza della nostra provincia.

Una edizione precedente al Teatro dell’Aquila di Fermo
Una edizione precedente al Teatro dell’Aquila di Fermo

Titolo di questa edizione: International Student Competition on Innovation and Branding in the Rural Areas. «Implementare ed alimentare un ecosistema dell’innovazione e della conoscenza implica – spiegano i promotori – un cambiamento di paradigma nelle politiche di sviluppo territoriale e nei rapporti tra Università e attori locali. Ne consegue la necessità di sostenere una nuova modalità di produzione di conoscenza che si sviluppa proprio nei contesti di applicazione attraverso un dialogo costante con le comunità locali per innescare uno scambio informativo e continuo tra accademia, enti pubblici, imprese e cittadini. È questa la spinta che ha mosso il Prof. Alessio Cavicchi e tutto il team dell’Università di Macerata sin dalla prima edizione, in stretta collaborazione con il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea».

Dal 2016 ad oggi, l’iniziativa di carattere internazionale, vede quest’anno il coinvolgimento del prof. Emanuele Frontoni del Dipartimento di Scienze politiche, della Comunicazione e delle Relazioni internazionali, e del prof. Pierluigi Feliciati del dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo dall’Università di Macerata, in collaborazione ancora una volta con il Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, già presente sin dalla prima edizione. In questi sei anni sono stati allargati la rete e i rapporti con enti pubblici e privati, associazioni ed imprese locali, che si sono ulteriormente consolidati durante la pandemia, quando l’evento si è svolto comunque online cogliendo l’occasione per sperimentare nuove sfide di fruizione virtuale del territorio. Nell’edizione 2022 nasce una nuova collaborazione con il gruppo PAGE dell’Università di Pisa guidato dal prof. Gianluca Brunori, impegnato da anni nella co-creazione e diffusione delle conoscenze generate dalla ricerca socio-economica in agricoltura, nei sistemi agroalimentari e nelle aree rurali. L’obiettivo è quello di «mettere le persone e le relazioni al centro del processo di co-creazione delle idee, gli studenti avranno l’opportunità di sperimentare le conoscenze ed abilità acquisite in aula, confrontandosi tra loro, con il mondo della produzione e con chi opera attivamente nel territorio». L’iniziativa inoltre, ospiterà il 17 Maggio la conferenza Rural areas in a time of recovery and resilience: the role of education to boost innovation. Il seminario approfondirà il lavoro svolto nell’ambito del progetto Erasmus DiTEMP – Digital Transformation and Employability, promosso dall’Università di Macerata nei settori dei Beni Culturali e del Turismo, ed esplorerà temi e argomenti dello sviluppo locale, offrendo pratiche, riflessioni e spunti per progettare il futuro delle aree rurali dopo la pandemia, facendo leva sulle risorse materiali e immateriali del territorio.

La Dieta migliore che aiuta produttori, agricoltori, operatori del turismo. Quella Mediterranea è meglio

Gli edifici dell’azienda agricola Maria Pia Castelli sorgono sul lato corto della bella vigna cresciuta nella campagna di Monte Urano. Nei giorni scorsi: I Giorni della Merla, l’azienda ha spalancato le porte per la vendita del vino sfuso. Normalmente, s’imbottiglia. E i vini di qualità portano il marchio IGT, Bio. Ma nel salottino di degustazione è esposto un altro marchio: quello della Dieta Mediterranea. Lo stesso accade verso la montagna, ad Amandola e a Montefortino, dove La Pasta Regina dei Sibillini, dell’omonimo Pastificio,affianca al proprio brand quello della Dieta.

Il dr Paolo Foglini, diabetologo, racconta la nostra Dieta
Il dr Paolo Foglini, diabetologo, racconta la nostra Dieta

A Falerone, a due passi dalla stupenda chiesa di San Paolino, l’Azienda Bonfigli produce un olio di grande qualità, e nelle stanze da degustazione e B&B fa campeggiare il marchio con al centro il tempio e la scritta nella cuspide: Moderazione. Non è tutto. Perché lo stesso accade in diverse aziende di miele della Valdaso, in alcuni ristoranti e trattorie, in certi agriturismo e luoghi di ospitalità del Fermano. Un esempio su tutti: l’Officina del Sole, sulla strada che da Montegiorgio porta a Rapagnano.

Quello della Dieta è un marchio registrato, ma il suo valore è soprattutto ideale. Esprime un mondo. Rimanda ad una civilizzazione del non spreco, del rispetto dell’ambiente e dei cicli naturali. Tra l’altro, l’abbiamo scritto più volte, la Dieta mediterranea è stata una caratteristica delle nostre contrade. Tanto che la segnaletica stradale di qualche comune fermano lo evidenzia.

Torniamo ad occuparcene perché, per il quinto anno consecutivo, secondo la rivista americana US News & World Report, la Dieta mediterranea si conferma la migliore al mondo, prima di molte altre. Sicuramente sotto il profilo della salute per le persone. E sicuramente, come dicevamo, anche per il rispetto portato all’ambiente. Da studi scientifici «Si stima in media che per ottenere 100 calorie, la Dieta mediterranea provoca un impatto ambientale di circa il 60 % inferiore rispetto ad una alimentazione di tipo nordeuropeo o nordamericano, basata in misura maggiore su carni e grassi animali, piuttosto che su vegetali e cereali». Non basta. Sabato scorso è stata celebrata la Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare. I dati sono sconfortanti. «Mentre quasi il 40% del cibo totale prodotto nel mondo viene buttato, tre miliardi di persone sulla Terra non possono permettersi un pasto sano ogni giorno, e 250 milioni di esse sono affamate». Le nostre nonne tenevano in casa la mattera, dove riponevano il pane e altri cibi. Nulla andava buttato. E la campagna non era violentata. Un’altra cultura: quella della Dieta!

La Dieta e le feste. Il cibo e la tradizione. Il ben essere della terra di marca

Agganciarsi alle stagioni, riscoprire i cicli della natura, “santificare le feste” anche nel cibo. È uno stile, è un un modo d’essere, è una modalità che aiuta la vita e la salute. È la Dieta mediterranea.

Quando l’èquipe del prof. Ancel Keys e del suo collega Flaminio Fidanza arrivarono a Montegiorgio e nelle terre d’intorno, tra le diverse domande che posero a famiglie e uomini tenuti sotto osservazione per lo Studio delle Sette nazioni (Seven Countries Study), ci fu quella riguardo alle feste e al trovarsi a tavola insieme. La ritualità e la ciclicità anche inconsapevolmente atterravano sulle mense. Il cibo si legava ai mesi, alle ricorrenze. Un filo rosso che stringeva generazioni su generazioni.

Nello standard di oggi, che si chiama omologazione, s’è rischiato che molta tradizione venisse meno. E quando scriviamo “tradizione” non intendiamo qualcosa di passatismo, di museale, di ammuffito. Afferriamo e proponiamo invece la possibilità di un suo dinamismo.

Entriamo nel periodo di un mese particolare, allora. Domani sarà il primo di novembre: festa di tutti i Santi (Ognissanti). Quindi, il giorno successivo commemoreremo i nostri defunti. Un legame, ripetiamo.

E il cibo? Beh, vediamo. Pensate un attimo alle fave dei morti. Sono biscottinialle mandorle che profumano di limone, e che, proprio per la forma, possono ricordare le fave che conosciamo.

Vengono realizzate con albume d’uovo, aggiunta di pinoli e, ovviamente, zucchero.

Le si mangiano dopo il pasto. Le si portano come dono alle famiglie amiche e ai parenti che si visitano prima di recarsi al cimitero. Lo si faceva e lo si fa ancora.

A Montegiorgio, il monastero delle Clarisse, già rocca dei Brunforte, oggi è vuoto e in futuro restauro. Di questi giorni, le monache sfornavano, anche i funghetti di zucchero e di anice. Una goduria specie per i bambini. Non se ne trovano quasi più.

Sempre loro, le discepole di santa Chiara, preparavano per queste giornate gli “ossi dei morti” con “dentro tanto zucchero – si legge nelle loro carte ottocentesche ricordate da Tommaso Lucchetti – tante mandorle, cannella oncie 1 ogni libbra, limoni 2, rossi d’uova quelli che riceve, bianco per fuora”.

Guardiamo, fuori dalle finestre, i nostri bei campi. Non mancano i primi globi natalizi. Non sono gli addobbi artificiali già presenti sul mercato. Sono d’altro genere. Sono il dono della natura. Sono i cachi, considerati un tempo il frutto degli dei. Coglieteli subito, è l’invito di Guglielmina Rogante, perché la loro “bellezza è la brevità”.

cachi

In certi magazzeni – non osi il correttore scrivere magazzini! – le mele vengono distese sulla paglia. Si conserveranno a lungo e a lungo profumeranno tutti gli ambienti. Non capita al supermercato. Intanto le olive sono state raccolte e, con Giosuè Carducci,

“per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar”.

cantina

È tutta Dieta, Un’altra dieta, che ci sembra più giusta.

Il Taccuino di Emanuele Luciani. Tra vino, storia e racconti

Il Mio Taccuino. Marche dalla vigna alla tavola”. S’intitola così il volume di Emanuele Luciani che mette insieme storia, racconti, cammini, cantine. Emanuele, fermano, è guida naturalistica, con enorme passione per storia e archeologia. Sua moglie Anastasia Nicu è imprenditrice nel campo turistico. Insieme hanno partecipato a un bando regionale mirato a valorizzare il territorio a partire proprio dal vino. Anastasia ha stilato il progetto “Il vino marchigiano: Cuspide della Triade Sacra”. La Regione Marche lo ha recepito. L’assessore e vice-presidente Mirco Carloni lo ha apprezzato. Guido Tassotti, albergatore lungimirante se n’è fatto capofila. I nostri giovani lo hanno messo in pratica coinvolgendo 26 cantine che hanno proposto i loro prodotti in dieci cene a tema. Ed ecco l’intuizione: cibi e vini di ogni serata, nei diversi ristoranti, abbinati ad una storia che tocca la Terra di Marca o di cui la Terra di Marca è protagonista. Così, leggendo e ascoltando, fendiamo idealmente il mare e attracchiamo indifferentemente nei porti ad est o ad ovest di quello che Braudel definiva la distesa liquida tra due montagne; così incontriamo il vecchio saggio greco, prigioniero dei Senoni, che insegna ai nobili celti, e le parole di Predrag Matvejevic: «il nostro mare arrivava fin dove cresce l’ulivo»; così intravediamo la Visso antica, “luogo d’incrocio di numerose vie di comunicazione”, i Sibillini, le colline, e l’andare di pellegrini, e commercianti, e gente qualunque ospitata e sfamata nei tanti monasteri della Marca, e i cereali coltivati, e quello tra i più antichi: il panìco. Narrazioni!

Emanuele ha fatto un gran lavoro di studio e di ricerca. Ha avuto la capacità di collegare e intrecciare e impastare età diverse, senza cesure. Lo ieri e lo oggi avvinghiati.

Il Taccuino di Emanuele Luciani. Tra vino, storia e racconti
L‘autore Emanuele Luciani

Lui non sogna i racconti: li vive, li interpreta, li vorrebbe vicenda quotidiana. Per capire, basterà incontrarlo con il suo tabarro nero, che risalta in alcune pagine, e con la sua barba francescana.

Taccuino, dunque, perché quello che lui scrive in qualche modo l’ha vissuto in proprio, ed è possibile replicarlo. Perché il viaggio che propone sarà unico, altri non ce n’è.

Il volume è corredato di particolari illustrazioni. Le ha realizzate Diego Del Giudice, altro personaggio suggestivo, dalla matita acuta come la sua mente fantastica.

Nella prefazione – il libro è stato pubblicato dalla Giaconi Editore – l’attenta e sagace Valeria Nicu, guida turistica, scrive tra l’altro qualcosa che ci inorgoglisce: «Il Taccuino di Emanuele Luciani veste di storytelling le Marche dimostrando che no, proprio no, non ci stiamo ad essere definiti come una regione ricca di opportunità ma poco propensa a raccontarsi».

Il diabete, l’insulina e le contrastanti sensazioni. Ne parla Rosalba Scolaro

Nella Giornata Mondiale del Diabete, celebrata anche a Porto San Giorgio, al teatro comunale, grazie all’Associazione Tutela Diabetici del Compensorio Fermano con la partecipazione di medici operatori e del presidente della Regione Acquaroli, ha colpito l’intervento del presidente dell’associazione, Rosalba Scolaro. Ha parlato di sé e dei problemi incontrati come diabetica. «Raramente – ha esordito – si parla di Insulina e di Emozioni. La letteratura definisce le sei Emozioni primarie quali Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura, Disgusto e Sorpresa, che negli esseri umani si mescolano dando origine a delle Emozioni più complesse, le secondarie, come il senso di colpa, l’invidia e la vergogna». E ha declinato così le emozioni: «Tristezza per essere malati e Gioia perché c’è qualcosa, l’Insulina, che ci permette di avere una qualità della vita adeguata». E poi «Rabbia nell’essere stati “colpiti” da questa malattia e Paura di non saperla gestire e non saper gestire l’Insulina.

A volte se ne prova Disgusto per l’odore inconfondibile, ma anche Sorpresa per il giovamento che apporta». La Sorpresa è data anche dalla scoperta che non si è soli, e «la Gioia sta nel prendere coscienza che l’Insulina, anche se somministrata, ci permette di avere una vita assolutamente normale». Esiste poi «il Senso di Colpa di un genitore che si sente responsabile della malattia del proprio figlio, il senso di vergogna che un figlio può provare in mille situazioni. La Tristezza di un genitore che ascolta lo stato d’animo del proprio figlio malato e la Gioia che il proprio figlio trasmette nel rassicurare il genitore». Ed ancora: «Le emozioni possono far vedere l’Insulina come una Benedizione, ma anche come un nemico dal quale fuggire». Allora, gestire le emozioni non è cosa semplice, spiega la Scolaro che ricorda «la prima “puntura di Insulina”… la prima fatta da sola: una siringa in vetro con un ago in acciaio, ricordo la sensazione del freddo del batuffolo di ovatta imbevuta con l’alcool, l’odore dell’alcool, la mano tremante che prende la siringa, e poi il dito indice che spinge lo stantuffo e la sensazione di bruciore sulla coscia. Ma lì, in quel momento, con Sorpresa e Gioia, ho sconfitto la Tristezza e la Rabbia, ho abbandonato la Paura, la Vergogna. I sensi di colpa dei miei genitori si sono trasformati in orgoglio e consapevolezza che nulla mi avrebbe fermato».

A Santa Vittoria in Matenano. Sulle tracce di san Benedetto. La Regula. Il cibo. Le monache

Norcia, estate 2020. Volevo rivedere la cittadina dopo il terremoto e acquistare la birra Nursia dei monaci benedettini. Mi colpì duramente la chiesa di San Benedetto distrutta, salvati giusto rosone e abside. E ancora di più mi colpì la statua del Santo, quasi al centro della piazza. Intatta. Intorno ad essa, dopo le scosse, si radunarono monaci e residenti. A cercar protezione. La mente mi fece compiere un balzo all’indietro. Il 24 ottobre 1964, papa Paolo VI dichiarava solennemente, da Montecassino, san Benedetto Patrono dell’Europa. Cinque i titoli onorifici: Pacis Nuntius,messaggero di pace; Unitatis effector, operatore di unità; Civilis Cultus Magister, maestro di cultura e civilizzazione; Religionis Christianae Praeco, araldo della fede cristiana; Monasticae vitae in occidente auctor, fondatore del monachesimo occidentale. Forse, in un’Europa divisa, in un mondo di nuova barbarie incipiente, guardare a san Benedetto può essere speranza per il futuro.

Santa Vittoria in Matenano
Santa Vittoria in Matenano

Domenica scorsa ero a Santa Vittoria in Matenano. Nel monastero delle benedettine. Un gruppo di adulti del Centro san Rocco di Fermo ha scelto questa cittadina e questo luogo di pace per uno sguardo all’opera ancora oggi presente del santo di Norcia.

Dal leggio una voce racconta la storia dei benedettini in Europa e nella Marca. «Verso la fine di una giornata di ottobre una dozzina di uomini che portava carichi molto pesanti si fermò al margine di una radura, all’interno di una foresta, una foresta come tante, che si trovava nei pressi di un fiume, un fiume come tanti… È ben questo – disse l’abate – il luogo che c’era stato annunciato». Accadde così, «identico lungo la Loira, in terra di Francia; lungo la Vistola, in terra polacca; lungo il Boyne, in terra d’Irlanda; lungo il Tweed, in terra di Scozia; lungo il Po’, in terra d’Italia; lungo il Tenna, in Terra di Marca». Accadde così anche nei pressi dell’Aso, a Ponte Maglio prima, sul colle poi. Nasce Santa Vittoria in Matenano e da quel luogo s’irradia agricoltura, musica, educazione, oltre che il senso religioso della vita.

Uno scorcio dal monastero
Uno scorcio dal monastero

Un balzo in avanti di 1100 anni e siamo in giro per la cittadina accompagnati dal sindaco Fabrizio Vergari. Non manca la visita al Cappellone, ultimo resto di una possente abbazia. E poi il cibo delle monache. San Benedetto lo disciplina. Moderazione, raccomanda. Tre capitoli della Regula sono dedicati a regolarne quantità e qualità. Il silenzio è una scoperta. S’è mangiato senza tv e senza chiacchiera. Attenti ai bisogni dei vicino di posto. Un’altra civiltà.

I Signori del cibo e la fine della biodiversità

Teniamoci le nostre campagne, le nostre piccole aziende agricole e di allevamento, le nostre Cantine. Teniamoci i nostri “Angeli matti” che scommettono in agricoltura. Teniamoci la Terra di Marca. Per la sua bellezza e per la nostra salute. Perché in giro spira una brutta aria in tema di produzioni agricole e cibo. Resta celebre quanto disse il noto giornalista statunitense Tom Mueller. Invitato al Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre 2014, lanciò un monito: «Quando incontriamo il cibo chiediamogli da dove arriva». La sua lectio magistralis era centrata sull’olio di oliva, ma il concetto si estendeva anche ad altri generi alimentari. Invitò i presenti a porsi, dinanzi ad una pietanza, le stesse domande che si pongono i giornalisti: cosa, come, dove quando e chi. “L’inganno nel piatto” era il titolo della sua relazione.

I Signori del cibo e la fine della biodiversità
Stefano Liberti

Un altro giornalista, Stefano Liberti, ha scritto un libro molto evocativo: “I Signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta”. Lo ha presentato due anni fa a Macerata, invitato dal prof. Alessio Cavicchi. Dopo l’incontro, è seguito un film, “Soyalism” sulla stessa traccia. Ne riprendo il racconto perché le situazioni descritte hanno avuto molte conferme in questi due anni successivi. La tesi di Liberti, nel libro e nel docu-fil, è questa: In un mondo sempre più sovrappopolato e in preda ai cambiamenti climatici, il controllo della produzione dei beni alimentari è diventato un enorme business per una manciata di poche gigantesche aziende. Seguendo la filiera di produzione industriale della carne di maiale, dalla Cina al Brasile passando per Stati Uniti e Mozambico, il documentario descrive l’enorme movimento di concentrazione di potere nelle mani di queste ditte, che sta mettendo fuori mercato centinaia di migliaia di piccoli produttori e trasformando in modo permanente paesaggi interi. A partire dai mega-allevamenti intensivi in Cina fino alla foresta amazzonica minacciata dalle coltivazioni di soia sviluppate per nutrire animali confinati in capannoni dall’altra parte del mondo, questo processo sta pregiudicando gli equilibri sociali e ambientali del pianeta.

inchiesta

La sua inchiesta ha preso le mosse da un elegante ristorante della Lousiana. Scorrendo il menù, Liberti è stato attirato da un piatto particolare: pezzi di alligatore fritto. Per saperne di più, ha chiesto alla cameriera da dove arrivasse la carne. Risposta: «La prendiamo da una azienda». Punto!

L’inchiesta ha cercato di ricostruire «il processo che ha portato il cibo a diventare una merce, scambiata sui mercati internazionali da aziende che ne controllano la produzione, la trasformazione, e la commercializzazione» Quante? «Pochi grandi gruppi che ne gestiscono meccanismi e modalità di produzione, imponendo le proprie strategie industriali e definendo in ultima istanza il sapore di quel che mangiamo». Ditte gigantesche «capaci di far viaggiare i prodotti da un capo all’altro del pianeta, sfruttando le zone dove la manodopera è più economica, le terre più fertili e i controlli meno stringenti». In queste operazioni «non c’è nulla di locale, niente di fresco: tutto viene da decine di migliaia di chilometri di distanza». Può essere l’unica prospettiva? Speriamo di no.

E allora, teniamoci e difendiamo, e sosteniamo la nostra Terra felix. Che torni ad essere fertile, fruttuosa, felice. Per noi e per le future generazioni.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 12 febbraio 2021

Le dieci parole della Dieta mediterranea. Un mondo nuovo a portata di clic

Torno su di un argomento che mi sta a cuore: la Dieta mediterranea. Non per una fissazione ormai ultra decennale, ma per avervi intravisto, insieme ad amici e compagni di viaggio, una delle risposte possibili ad un nuovo sviluppo equilibrato della Terra di Marca.

E torno su un aspetto un tantino dimenticato. Girando per Montegiorgio – ripeto: la patria della Dieta mediterranea – possiamo incrociare delle tabelle segnaletiche. Hanno una strana forma rettangolare con in alto a sinistra una piegature come fosse un foglio di quaderno.

Le dieci parole della Dieta mediterranea. Un mondo nuovo a portata di clic
Il dr Ancel Keys che condusse lo studio del Seven Country Study

C’è scritta una frase. C’è poi un piccolo quadrato: è un qr code che, se inscritto nell’obiettivo di un cellulare, ci racconta una breve e suggestiva storia.

Le tabelle sono dieci quante le parole che contengono e le storie che vi si raccontano. Non parlano di salute: anche di salute; non parlano di cibo: anche di cibo; non parlano di alimentazione bilanciata: anche di alimentazione bilanciata. Nel loro complesso, dicono di un mondo, di un modo di essere che lega insieme tanti aspetti della vita.

Le riporto brevemente. Benessere: un borgo antico, due anziani, un orto e sorrisi: Biodiversità: un giardino, fiori, frutta, l’Eden, la bellezza. Cammino: muoversi nel silenzio, in compagnia e non, guardando la natura, facendo festa all’arrivo. Convivialità: lo stare insieme, la mensa comune, la tovaglia dove planano i pensieri di ognuno, avere gli altri dentro di noi. Cultura: l’albero e le sue radici, le foglie vive, la linfa che nutre e fa crescere. Moderazione: il desiderio e l’azione muovono da una consapevolezza, ogni cosa ha un senso. Natura: quella scossa verde: la viriditas, che ci raggiunge dall’origine delle cose, dove microcosmo e macrocosmo si abbracciano. Regola: il libro del buon vivere, dell’accoglienza, i luoghi dove ancora prevale. Ritualità: la festa e i suoi elementi, che carica sulle sue spalle il passato per viverlo nel presente e consegnarlo al futuro. Tradizione: un’immagine, quella del Bernini, con Enea che porta il vecchio Anchise sulle spalle, e Ascanio per mano: il passato il presente il futuro uniti.

Questo intendiamo per Dieta mediterranea: un mondo antico e totalmente nuovo.