Cammino la Terra di Marca: Gli incredibili sentieri naturalistici della zona dei cappelli

Montappone, giovedì 12 settembre. Davanti all’edificio bianco dove, al piano superiore sorge il Museo del Cappello, si trova facilmente parcheggio. È presto. Attendo un quad che mi prelevi. A piedi non farei in tempo. I sentieri da visitare sono numerosi, i chilometri tanti, la mattinata è breve.

Ecco che arriva Giulio Macarri. Mi ha chiesto di vestirmi pesante: il mezzo non è chiuso, l’aria ci trapassa e la velocità non è poca.

Giulio fa parte di una schiera di persone (Alberto Dichiara, Paolo Scorolli, Stefano Rossi, Enrico Rossi, Gianni Vita, Enrico Ciucaloni, Mauro Vitali, Serafino Bottoni, Alessandro Sardini, Dino Rapazzetti, Simone Achilli, Fabio Mancini, Andrea Vita e Tiziano Fusari) con un intento: riaprire le vecchie strade di campagna, molte demaniali qualcuna privata. I nostri hanno studiato vecchie cartine, hanno preso in esame quelle più aggiornate e si sono basati su un bel depliant di qualche anno fa che delimitava Il percorso storico naturalistico che partiva da Falerone e attraversava Massa Fermana, Montappone, Montegiorgio, Monte Vidon Corrado (l’elenco è stato messo in ordine alfabetico).

Non solo hanno studiato, ma anche lavorato. Da aprile scorso sino a pochi giorni fa, armati di falci, falcetti ed anche di un mezzo agricolo, hanno tagliato le erbe, pulito, sistemato, messo a disposizione di quanti vorranno percorrere un anello interessante tra natura, pace, silenzio. A onor del vero, già un gruppetto di ciclisti aveva ricavato uno stretto passaggio per le bici.

Ora partiamo da Montappone. Direzione Selva. Si scende sino al fosso Tarucchio, a volte la pendenza supera i 30 gradi e forse più. In alcuni punti sembra di stare in Amazzonia tant’è l’intrico delle piante, ci troviamo invece immersi in una densissima macchia mediterranea. Siamo prossimi a lu Vullicaru, area che erutta fango, un vulcanello insomma come a Monteleone di Fermo.

Raggiungiamo un luogo incantato: una specie di teatro all’aperto con per fondale una parete che sembra tuffo.

Ripartiamo superando due volte i torrenti Tarucchio e Rota. Siamo sotto a Massa Fermana, vediamo l’ex convento dei francescani osservanti e la selva che ospitò le riflessioni di frati famosi.

Si torna indietro. Indosso il cappuccio per pararmi dall’aria. Urliamo, l’uno l’altro, per farci sentire.

Obiettivo Monte Vidon Corrado. È un intrico di strade. Se Giulio non conoscesse i luoghi a menadito ci saremmo persi più volte. Da Monte Vidon Corrado torniamo a Montappone. Viaggio di un’ora in quad. Sentieri magnifici. Occasioni per camminate, biciclettate e cavalcate. Tra poco.

Sulle tracce di san Benedetto e dell’Europa, quella vera.

Non è mappato, ma esiste. E qualcuno l’ha sperimentato. È il cammino che da Santa Vittoria in Matenano conduce a Farfa, 195 km, passando per Comunanza, salendo per il Sentiero dei mietitori, giungendo a Forca di Presta e poi giù nella piana

Possiamo definirlo «sulle tracce dei benedettini». E c’è una tappa intermedia che oggi ha più valore di ieri. È quella di Norcia: la patria di san Benedetto, il padre dell’Europa, quella vera, ancora più importante in questi anni dove ricerchiamo l’Europa giusta.

sulle tracce dei benedettini

La tappa è presso il monastero di San Benedetto in Monte. Ieri, un priorato; da pochi giorni, un’abbazia con un padre/abate: dom Benedetto Nivakoff (dove “dom” sta per dominus).

Dopo 25 anni dalla sua fondazione per opera di dom Cassian Folsom, è arrivato l’importante decreto che ha suscitato la gioia e la gratitudine dei circa venti monaci – la più parte stranieri – che abitano questo luogo di pace che ha la città davanti e la montagna alle spalle.

monastero di San Benedetto in Monte

I monaci hanno un legame particolare con le Marche sud. Sono amici della Compagnia dei Tipi loschi di San Benedetto del Tronto e di alcuni movimenti ecclesiali.

Il primo maggio del 2015 compirono un gesto di cui ancora si parla. L’abbazia imperiale di Santa Croce al Chienti (Sant’Elpidio a Mare) era muta, solitaria e triste da secoli. Circondata da ombre, con sussulti notturni che sembravano meste invocazioni. Poi, quel giorno, centinaia di persone, giovani in maggioranza, hanno gremito la chiesa medievale ristrutturata per ascoltare una messa in latino, tra canti in gregoriano e profumi d’incenso.

E loro: i monaci di Norcia, sull’altare, con i paramenti che avevamo dimenticati. Sotto le arcate che videro passare anche gli imperatori, prima della celebrazione anche un brano di poesia: «Non tutto quel ch’è oro brilla. Né gli erranti sono perduti; Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza. E le radici profonde non gelano. Dalle ceneri rinascerà un fuoco. L’ombra sprigionerà una scintilla. Nuova la lama ora rotta. E re quei ch’è senza corona». Era l’immenso Tolkien de Il Signore degli Anelli. Due mondi, quel giorno si dettagliavano: fuori l’età contemporanea: liquida dove un tempo c’era terraferma, segatura dove un tempo c’era legno. Compatta, unita, tradizionale, e rivolta al sacro, quella di dentro.

Diabete: un Campus in montagna è meglio. Iniziativa dell’Associazione del Fermano

L’Associazione Diabetici del Comprensorio Fermano torna a riunirsi in Assemblea Ordinaria.

Lo farà il 14 Aprile prossimo, con la prima convocazione alle ore 8:30 e la seconda convocazione alle ore 10:00, presso il Ristorante-Hotel Il Caminetto, a Porto San Giorgio.

L’ordine del giorno prevede la relazione del Presidente Rosalba Scolaro: l’approvazione del Bilancio 2023 e di quello preventivo 2024. La Presidente farà un quadro delle attività svolte «con particolare attenzione ai risultati ottenuti e agli obiettivi raggiunti». Saranno inoltre presentate le attività che caratterizzeranno l’anno in corso. Tra queste, degne di nota, è il Campus per Diabetici di Tipo 1, arrivato alla settima edizione.

L’edizione 2024 si svolgerà dall’7 al 9 giugno presso l’Agriturismo Il Melograno a Sant’Angelo in Pontano. Coinvolgerà circa 30 pazienti diabetici di tipo 1, con età compresa tra i 20 e i 60 anni, in terapia con microinfusore o multiiniettiva. Quest’anno, spiegano dall’Associazione «si darà particolare importanza al counting dei carboidrati e alla modulazione della terapia durante l’attività fisica per prevenire l’ipoglicemia».

La struttura del Campus, già collaudata con successo nei precedenti anni, sarà costituita da escursioni in montagna in un ambiente naturalisticamente incontaminato, con percorsi di dislivello, talvolta impegnativi ma sempre adatti alla situazione. Queste attività saranno seguite da confronti in aula, durante i quali si procederà allo scarico dei sensori, con una verifica della conformità e dell’effettiva efficacia delle correzioni apportate.

Le sedute di attività fisica e le escursioni saranno guidate da trainer specializzati, laureati in scienze motorie e scienze naturalistiche, con qualifiche di guida alpina. Questa componente specialistica assicurerà un’esperienza sicura e adatta alle esigenze dei partecipanti, favorendo una pratica dell’attività fisica in sintonia con la natura circostante.

L’approccio integrato del Campus, ribadisce la presidente Scolaro, «unendo attività all’aperto, momenti di riflessione in aula e la presenza di professionisti qualificati, contribuirà a offrire un’esperienza completa e altamente formativa. In questo contesto, si mira non solo a migliorare la gestione quotidiana del diabete di tipo 1 ma anche a promuovere un approccio olistico al benessere e alla salute complessiva dei partecipanti».

Enea, i Piceni, la Sibilla. E un fiumiciattolo.

Più su c’è Penna San Giovanni, cittadina antica a aristocratica. Oggi solitaria, un tempo molto vivace. Più in basso insiste l’antica Falerio Picenus, oggi Piane di Falerone, importante ai tempi di Roma conquistatrice.

Sulla destra a salire, Rocca Ajello – attualmente altra cosa – vigilava l’ingresso ai territori dei Domini contadini. Gli fa da specchio Castel Bellucco, a guardia anch’esso delle terre dei Signori di campagna.

Il torrente Salino scorre sotto il ponte della strada che conduce in alto, e va a buttarsi nel fiume Tenna.

Il nome dice del suo stato: quello di un corso d’acqua salato, quantomeno nell’area di un intrigante Canyon. Anni fa realizzarono terme; secoli fa una salina per lo Stato della Chiesa.

Una leggenda lega l’Adriatico, la montagna e il rio. Racconta di Enea fuggito da Troia. L’eroe porta Anchise sulle spalle, Julo per mano, e Creusa, dietro di loro che sparisce ombra tre le ombre. Viaggio sofferto quello degli ultimi troiani che il destino ha deciso sbarchino nella terra delle loro origini. Dardano veniva da qui, da Esperia; i suoi discendenti avevano fondato Troia. Un ritorno, dunque.

La leggenda dice ancora dello sbarco di Enea sulle coste dei Piceni. I superstiti della strage cercano terre fertili, tribù accoglienti, acqua buona. Ma gli indigeni non vogliono. Sentono gli altri troppo diversi, se ne impauriscono. Sono conquistatori? Ed ecco il ricorso alla Sibilla.

I capi degli indigeni ascendono i colli, superano le balze, giungono in un antro. La Sibilla è lì, con la sua corte di donne stupende, con i suoi riti a volte paurosi, con le sue erbe che curano e ridanno vigore.

I capi pregano che la donna-maga e indovina li aiuti. La Sibilla riflette. La Sibilla consulta le stelle, guarda il volo degli uccelli, scruta l’orizzonte. Accetta. Non occorrerà far guerra. Farà altro. Renderà salato un fiume, renderà cattiva l’acqua così che non si potrà bere.

Enea è già all’interno. Ha navigato il Tenna, si è spostato verso nord. I suoi assaporano l’acqua: è pessima, la rigettano, non è buona. Questa natura non fa per loro. Tornano indietro. Risalgono le navi. Mettono le prore a sud, per poi virare ad ovest.

Ecco, quel che può evocare un rio.

La nostra compagnia guarda il fiumiciattolo, guarda queste campagne.

Potrebbero emergere, improvvisi, volti arcaici. E il solo pensarlo, ci rallegra. E il cammino continua.

L’amore di Lando per la Montagna. Siliquini scrittore e poeta

Scrivere di un amico è semplice. Ma anche difficile. Lando Siliquini è un personaggio. Ha coperto diversi ruoli importanti: sindaco di Montefortino (la sua patria), medico specialista in Igiene e Medicina preventiva, membro dell’Esecutivo dell’Ente Parco Nazionale, Consigliere provinciale, Presidente dell’Autorità di ATO 5.

Insieme, nel 2012, abbiamo costituito il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea: 12 anni di peregrinazioni, contaminazioni, dibattiti, convegni, eventi di ogni tipo per far riconoscere l’origine della dieta mediterranea di questa terra di marca. Molte volte abbiamo “predicato” nel deserto. Negli ultimi tempi la “predicazione” ha fatto discepoli, interessati e meno. Ma non è questo di cui vogliamo scrivere.

C’è un Lando Siliquini diverso. Un uomo che canta la sua terra, le sue montagne, i suoi miti e le sue leggende. Un uomo appassionato alle sue radici. Perché – vi direbbe lui – senza radici una pianta non cresce; un albero non si alimenta; la vita non andrebbe lontana.

Allora, Lando Siliquini è diventato anche scrittore. Non voglio solo dire di colui che ha pubblicato testi base sulla Dieta mediterranea. Ma intendo lo scrittore che s’è interessato della Lingua di Marca-La ricerca e l’orgoglio delle radici. «Una lettura d’insieme della mitologia, – è stato detto – dell’antropologia e dei fenomeni linguistici…», dalle tavole di Gubbio in avanti.

Lo scrittore, che oggi abita in Amandola, scorge ogni giorno i Monti Azzurri, ed è attratto dalle storie che vi sono racchiuse. Ed è così che nascono, e sono nati, altri testi: “Così parlò la Sibilla Appenninica”, e poi “La Dama delle acque”, “Sibylla italica” in lingua inglese, “Terra Mater”, etc. etc.

Al nostro non manca certo la vena poetica che a volte rimbalza dalle pagine di facebook. Sono poesie brevi che hanno spesso un sottofondo di nostalgia per le bellezze incontrate: luoghi, ambienti, panorami.

Siliquini è un forte sostenitore dell’importanza del dialetto che considera una lingua vera e propria.

Ne dà testimonianza ne “Il dialetto Fermano Maceratese”. Reputa importante «avviare un dibattito allargato per la salvaguardia e la valorizzazione del nostro dialetto, nella consapevolezza che in tale percorso il contributo di chi vive la quotidianità del territorio non è meno utile del lavoro degli studiosi».

Da sindaco, fece di Montefortino un punto significativo di attrazione culturale con il passaggio di personaggi di altissimo prestigio. La sua opera continua oggi in altro modo.

Ambiente. Nascono due piattaforme per produrre pellet e carbone vegetale. Curando i boschi

I Monti Sibillini sono e saranno sempre più una doppia risorsa in tema ambientale e in tema economico.

Saranno pronte ad entrare in funzione entro il corrente anno le piattaforme tecnologiche per la produzione di pellet e carbone vegetale di qualità in filiera corta. La prima piattaforma verrà realizzata nel territorio maceratese dell’Unione Montana Monti Azzurri. La seconda vedrà la luce nel territorio ascolano dell’Unione Montana Tronto-Valfluvione.

Nella parte maceratese sarà operativa grazie alla filiera realizzata tra le aziende Saf – Monti Azzurri, Groupen Srl, Linea Verde – Società cooperativa Agricolo Forestale. Nella parte ascolana invece lavoreranno di concerto le imprese Cimmini, Società Agricolo Forestale – Tronto, Hydroswiss – SA. Le due piattaforme sono finanziate con fondi aree sisma PNRR, all’interno del progetto “NextAppennino”.

Uno dei tanti boschi delle Marche
Uno dei tanti boschi delle Marche

L’obiettivo di questo progetto, partito nel 2022 grazie alla collaborazione tra Agrisviluppo srl, in particolare nella persona di Luigi Masnari, e le aziende lombarde Groupen srl e Agrimeccanica srl, sarà quello di produrre un Combustibile Rinnovabile, a zero emissioni di CO2, e un sequestratore di CO2 dai mille usi, con un unico e innovativo impianto che, dalle biomasse legnose, risponde alla produzione di energia da fonti rinnovabili, all’economia circolare, alla sostenibilità ambientale, alla riduzione delle emissioni di CO2, per un modello di economia sostenibile che contribuisce localmente al dispiegarsi di un territorio «Carbon Free».

Il sen. Guido Castelli, Commissario del Governo
Il sen. Guido Castelli, Commissario del Governo

Il progetto mira ad estrarre, in modo sostenibile, energia rinnovabile dalle biomasse legnose là dove sono presenti, con produzione di pellet e carbone vegetale a km. 0. Si è partiti da una constatazione:

il consumo di Pellet in Italia, in crescita di oltre il 20% all’anno, è arrivato a quasi 4 milioni di tonnellate nel 2019 con previsioni di superare quota 5 milioni di tonnellate in pochi anni: oggi il nostro paese è primo in Europa per il consumo di Pellet ad uso residenziale ma ben oltre l’85% viene importato. Inoltre, negli ultimi 20 anni la densità boschiva nel nostro paese è cresciuta arrivando a 11 milioni di ettari, ma con essa è aumentata la necessità di manutendere e ringiovanire i boschi da decenni abbandonati a se stessi. Infine, ancora oggi la «pulizia» dei boschi e le ramaglie da potature di parchi e giardini o resta a marcire nel sottobosco o finisce in discarica con costi di smaltimento notevoli a carico degli enti locali e quindi della collettività. Ecco, allora, il processo messo in piedi dalle due filiere.

Al centro, Luigi Masnari della Agrisviluppo Srl
Al centro, Luigi Masnari della Agrisviluppo Srl

Come si procederà? Con insediamento degli impianti in aree e territori dove è reperibile il legname da boschi e foreste, entro un raggio di 75 km dal sito produttivo; produzione di Pellet di qualità dai tronchi con certificazione EN PLUS A1; certificazione dei boschi utilizzati per il reperimento del legname entro pochi anni; riuso di ramaglie e potature da boschi e da giardini pubblici e privati, in piena economia circolare, per la produzione di carbone vegetale, da utilizzare in primis quale ammendante per una agricoltura sostenibile, ma non solo; portare la transizione energetica nelle Aree Interne del nostro paese basata sull’uso sostenibile delle biomasse legnose da boschi e foreste, energie rinnovabili presenti in quantità importanti in queste aree.

Agrisviluppo srl, che ha sede a Tolentino, da due anni si stava occupando del progetto, con azioni di divulgazione, messa in rete di soggetti pubblici e privati. Determinante è stato l’apporto del Presidente Gianpiero Feliciotti che da subito ha visto in questo progetto un’opportunità concreta di valorizzazione delle risorse boschive del territorio e che potrebbe essere solo il primo passo verso la riscoperta dell’economia del bosco. Un’esperienza utile e preziosa che potrebbe essere ripetuta anche in altri territori marchigiani e che sta riscuotendo interesse anche in altre realtà regionali.

Un ringraziamento doveroso l’Agrisviluppo lo porge al sen. Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione delle aree terremotate ed alla sua struttura commissariale. I ringraziamenti vanno anche all’Università di Camerino, determinante nella fase di definizione del progetto “Appennino Marchigiano” come è stato definito dai promotori.

Agrisviluppo Srl e le realtà imprenditoriali lombarde stanno inoltre approfondendo alcuni temi legati all’utilizzo del biochar in campo agronomico ed anche zootecnico. Il biochar (materiale carbonioso ottenuto per degradazione termica, pirolisi, di biomassa sia di origine animale che vegetale) è strumento per il definitivo sequestro del carbonio nel terreno, con effetti agronomici molto positivi e con possibili riconoscimenti economici interessanti per le imprese agricole in base alle normative europee in via di definizione. In questo senso da tempo si sta interloquendo con “CREA”, Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria, tanto per gli aspetti normativi, quanto per una sperimentazione che la struttura ministeriale da tempo segue per l’impiego del biochar su lettiere zootecniche con ottimi risultati che verranno divulgati a sperimentazione conclusa.

La Regione Marche apre alle De.Co. Riconoscimento indiretto al lavoro del Club di Papillon, Associazione Cuochi, Laboratorio Dieta mediterranea

Meglio tardi che mai! È di queste ore l’approvazione a maggioranza da parte del Consiglio regionale delle Marche della proposta di legge per la valorizzazione delle Denominazioni Comunali e l’istituzione del Registro regionale dei Comuni con prodotti De.Co. Firmatari sono stati i consiglieri Giacomo Rossi (Civici Marche), Carlo Ciccioli (FdI), Jessica Marcozzi e Gianluca Pasqui (FI), Renzo Marinelli (Lega), Dino Latini (Udc Popolari Marche – Listeciviche). Fin qui la cronaca.

Luigi Veronelli
Luigi Veronelli

La storia e i protagonisti vengono invece da lontano. E hanno visto il sud Marche, specie il Fermano, particolarmente attivo. Vi proponiamo allora un cammino alla scoperta di alcune De.Co.: le più conosciute.

Paolo Massobrio

Partiamo da Falerone che già da anni ha approvato la Denominazione Comunale per Lu serpe, dolce tipico natalizio tratto dalle ricette delle monache Clarisse. L’allora sindaco Massimo Bertuzzi ne capì al volo l’importanza e fece il pimo riconoscimento. Ci spostiamo ora a Montegiorgio, dove la De.Co. ha consacrato Li caciunitti, leccorniesempre presenti nelle diverse feste di paese. Il sindaco Armando Benedetti non ebbe remore ad approvare.

Sandro Pazzaglia
Sandro Pazzaglia

Raggiungiamo Lapedona dove da anni la De.Co. è stata collegata al vino cotto, grazie al primo cittadino Mauro Pieroni. A Sant’Elpidio a Mare, la Denominazione valorizza gli asparagi e la loro coltura. La spinta venne da Fabiano Alessandrini. Porto San Giorgio può vantarsi della De.Co. per il tipico brodetto del luogo accolta dal sindaco Nicola Loira.

Ma chi è all’origine delle Denominazioni nella nostra area? Sicuramente il Club di Papillon guidato da Pio Mattioli che ne fece una proposta forte negli anni 2005-2006. Proposta che veniva da più lontano. Addirittura da Luigi Veronelli, gastronomo, giornalista, editore, conduttore televisivo, filosofo e anarchico. L’idea di Veronelli cadeva però in un momento di disattenzioni culturali e politiche. I suoi inviti più tardi vennero ereditati da Paolo Massobrio, giornalista e presidente, appunto, del Club di Papillon. E da qui la diffusione anche nel Fermano. La battaglia per le De.Co. come «carta di identità dei territori» è stata subito sposata dall’Associazione Cuochi della Provincia di Fermo, a quel tempo capitanata dallo chef Sandro Pazzaglia e portata avanti dalla rivista Il Gusto… della vita.

La rivista Il Gusto…della Vita

Nel 2006, il sindaco di Fermo Di Ruscio organizzò un convegno proprio sulle Denominazioni Comunali e la loro importanza a difesa e valorizzazione dei prodotti tipici locali. Vennero chianati a raccolta i sindaci dell’area fermana. Anche il Festival Tipicità ebbe un occhio di riguardo per questa proposta identificativa. Negli ultimi anni è toccato al Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea prenderne il testimone con una intensa campagna di promozione. Una De.Co. è stata proposta al comune di Fermo: quella sulla porchetta. Un cibo che ha una storia lunghissima nell’area fermana: già nel 1182 d.C. Veniva offerta ai Consoli che recavano a Fermo il Palio in occasione della Cavalcata dell’Assunta.

Un Distretto-Comunità per la Dieta mediterranea. La proposta del Laboratorio Piceno. Evento a Montegiorgio

Un Distretto-Comunità! È la proposta avanzata dal Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea venerdì 27 ottobre ad una platea ampia ritrovatasi sotto le volte affrescate della sacrestia di San Salvatore a Montegiorgio.

Il Laboratorio si è mosso di concerto con il Comune di Montegiorgio, che mai ha fatto mancare negli anni il suo sostegno, ad iniziare con il sindaco Armando Benedetti continuando con l’attuale Michele Ortenzi. Un invito rivolto anche a due associazioni di categoria rappresentate nell’occasione dai vertici: Lorenzo Totò (Confartigianato Macerata-Fermo-Ascoli) e Stefano Mazzoni (Coldiretti Ascoli-Fermo).

Il Laboratorio, rappresentato dal presidente Lando Siliquini, vice Paolo Foglini, Adolfo Leoni, Sandro Pazzaglia (in sala anche Angela Schiavone, Mario Liberati, Benito Ricci, Luigi Bracalente) è tornato in campo proponendo un’alleanza con i diversi protagonisti del territorio in ambito agricolo, ristorativo, dell’accoglienza e del turismo. È stata lanciata una serie di proposte concrete: ripresa della Fiera delle qualità, dove il buono prodotto dai piccoli agricoltori si incontra con la bellezza dei luoghi; l’International Student Competition con università europee e una Student Competition con le scuole superiori d’Italia; l’identificazione geografica dell’area della Dieta mediterranea con una promozione adeguata; la realizzazione de I Cammini della Dieta, con uscite domenicali e visite a borghi e aziende; la divulgazione tra i ristoratori di un menù della Dieta e la riscoperta di antiche ricette grazie alle cene preparate dagli Anziani; l’individuazione sui cartelli stradali del marchio identificativo della Terra di Marca; la realizzazione di una Casa del Gusto; l’incentivazione delle Denominazioni Comunali; il Centro antiobesità.

Nell’intervento iniziale, il sindaco Michele Ortenzi ha annunciato la messa in campo a breve di un progetto approvato dalla Regione basato proprio sulla Dieta mediterranea.

Dal canto loro, il Presidente di Confartigianato ha sottolineato come «la Dieta Mediterranea sia un patrimonio culturale del territorio, che lo identifica e lo valorizza nella sua unicità. E, non di meno, è una risorsa importante anche per i nostri imprenditori»; e il Presidente Coldiretti ha ribadito «il ruolo centrale dell’agricoltura nella produzione di cibo naturale, genuino, sicuro e sostenibile ed espresso la nostra convinta contrarietà a quello artificiale».

Presenti all’incontro, gli assessori montegiorgesi: Giordana Bacalini, Alan Petrini e Michela Vita.

Dopo il convegno, è stato proposto un più che assaggio dei prodotti di tre piccoli/grandi imprenditori locali: Sassinpiazza per i vini e i dolci, Salumi Monterotti per i salumi, Azienda Agricola Marchesi Marino per i formaggi!

Dieta Mediterranea. Si riparte. Il programma del Laboratorio

Dieci parole: Benessere, Biodiversità, Cammino, Convivialità, Cultura, Moderazione, Natura, Regola, Ritualità-Festa, Tradizione. È il pensiero e l’operato di una civiltà. Le trovate in dieci cartelli infissi in altrettanti luoghi suggestivi di Montegiorgio, con tanto di Qrcode contenente anche immagini e brevissimi testi. Raccontano della Dieta mediterranea di cui

Montegiorgio è la patria. Non lo scriviamo noi. Lo hanno attestato gli scienziati del Seven Countries Study. Per 30 anni hanno studiato il modo di vita di comunità appartenenti a sette nazioni diverse. Le conclusioni hanno arriso alla Terra di Marca.

La Dieta mediterranea può essere un nuovo volano di sviluppo per l’ambito agricolo, della ristorazione, del turismo. Se ne parlerà venerdì prossimo (ore 21) a Montegiorgio, nella bellissima sagrestia di San Salvatore. Scelta non casuale in quanto già sede delle Fiere della qualità, che addizionavano bontà dei prodotti e bellezza dei luoghi.

Le relazioni saranno svolte da alcuni componenti il Laboratorio Piceno della Dieta mediterranea, tornato in campo dopo un periodo di riflessione conseguente alla pandemia. Interverranno il presidente Lando Siliquini, medico, il vice presidente Paolo Foglini, medico, Sandro Pazzaglia, chef, e Adolfo Leoni, giornalista e scrittore.

I saluti iniziali saranno porti dal sindaco Michele Ortenzi e da due presidenti di associazioni di categoria: Lorenzo Totò per Confartigianato Macerata-Ascoli Piceno-Fermo, e Stefano Mazzoni per la Coldiretti Ascoli-Fermo.

Il Laboratorio rilancerà le sue proposte alcune delle quali già attuate: Fiera delle qualità, International Student Competition; Viaggio di studio delle scuole superiori nel nostro territorio; Identificazione dell’area della Dieta mediterranea con promozione adeguata; I Cammini della Dieta: Uscite domenicali con visite a borghi e aziende; I menù della Dieta e le ricette degli Anziani; Diffusione del marchio identificativo; Realizzazione di una Casa del Gusto; Proposta De.Co.;

Centro Antiobesità.

Ma la prima raccomandazione che faranno i relatori sarà quella di costruire un Distretto-Comunità della Dieta mediterranea. Ed è per questo che il messaggio è rivolto agli enti locali, alle scuole, agli agricoltori, artigiani, ristoratori, operatori turistici, centri culturali.

Non una Dieta, si legge nella locandina invito, ma una Civiltà. Appunto.

Al Ministro piace la Dieta. E anche al Laboratorio Piceno

Ed ora tocca alla Terra di Marca e alla sua gente trarne profitto.

C’è infatti un post su instagram che può interessare significativamente le Marche, specie quelle del sud. Il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha pubblicato le linee guida della sua politica: «Tutelare i prodotti della nostra dieta mediterranea, difenderli e affermare un modello centrato sulla qualità del prodotto e del lavoro». Sul tavolo del Ministro è arrivato anche il video “Le 10 parole della Dieta Mediterranea”, realizzato dal Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea, dal Comune di Montegiorgio e dalla Treccani, strumento oggi di lavoro nelle scuole, tra le associazioni di categoria e gli operatori agricoli e turistici. Hanno esultato i componenti del Laboratorio.

«I nostri undici anni di impegno – sottolineano – non sono state solo chimere». Ora sperano che le amministrazioni comunali mancanti comprendano l’importanza ed espongano il marchio della Dieta così come già fatto da Smerillo, Montegiorgio e Magliano di Tenna. Un modo per identificare un preciso territorio e porlo come garanzia di qualità per residenti e turisti.

Già previsto per la primavera prossima un Festival – Fiera delle qualità, itinerante, di cui s’era parlato al convegno di Montegiorgio con Banca Mediolanum e Grand Tour Tipicità.

Qualora si riuscisse a introdurre in modo globale nei territori marchigiani il concetto di Dieta, dalla nostra regione potrebbe ripartire una precisa indicazione, e una segnalata operatività, per i livelli nazionali circa lo sviluppo di un’agricoltura sana, un nuovo turismo di cittadinanza e accoglienza, una ripresa di socialità, un risparmio della terra e un vitale non spreco di alimenti.

Alla recente due giorni di Montegiorgio del Grand Tour Tipicità, il diabetologo dr Paolo Foglini ha presentato una relazione legando il monachesimo benedettino alla Dieta mediterranea e facendo emergere come la Regula di san Benedetto da Norcia sia stata la regola esportata e adottata in tutta Europa. Come dire: il centro Italia ha carte in regola ancora oggi per proporre soluzioni importanti nel campo della salute, convivenza e sviluppo economico (agricolo e turistico).

In queste ore, il concetto di Dieta, come stile di vita e rimedio allo sfruttamento della terra e al problema del clima, viene spiegato agli studenti di diverse scuole del maceratese.